4/2017

Atlantis 4/2017

Il quarto ed ultimo numero di Atlantis del 2017, dedica il Dossier al tema del Costituzionalismo e delle Costituzioni con tutte le sue implicazioni di sitema di diritti tipici del nostro Occidente.

Prosegue in questo numero, la rubrica su Mondo e Malattie con la poliomielite.

ll Focus paese è dedicato alla Repubblica Ceca.

Piatto forte del numero, il convegno, svoltosi a Monastier di Treviso il 6 novembre 2017 nell'ambito del tema Sport e Cultura promosso annualmente dall'Unione Veterani dello Sport ed iniziato nel 2017 con il Focus Sport e Globalizzazione. Tanti i temi trattati nel diversi Panel e due i riconoscimenti conferiti: il Premio Giorgio Mazzanti al giornalista del Sole 24 Ore Marco Bellinazzo e il Premio Ercole Olgeni all'allenatore di calcio Luigi Del Neri.

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In questo numero

I Relatori e i partecipanti 

al Convegno Sport e Cultura 

Gianluca Forcolin, Vicepresidente della Regione Veneto

Paola Moro, Sindaco di Monastier (Treviso)

Massimo Calvani, Presidente Sogedin spa e Vicepresidente Unvs Venezia

Gianluca Amadori, Presidente dell’Ordine dei Giornalisti del Veneto

Federico Casarin/Walter De Raffaele (Campioni d’Italia 2016-17 Reyer Basket Venezia) con Luigi Bignotti Il Gazzettino 

 

Sport e geopolitica

Arduino Paniccia docente di Relazioni Internazionali all’università di Trieste e Gorizia, editorialista in materia di intelligence, questioni diplomatiche estere e terrorismo per Rai Radio 1 e TG2 Rai. Autore de “La Pace Armata” con il Generale Leonardo Leso e “Trasformare il Futuro”.

Marco Bellinazzo, giornalista de il Sole 24 Ore e Radio 24, esperto di economia dello sport ha scritto “I Veri Padroni del Calcio” 

Moderatore Andrea Mazzanti Condirettore Atlantis 

 

Sport e divisa

Gianluca Buccilli  Capitano di Vascello e il direttore corsi master  dell’Istituto di Studi Militari Marittimi di Venezia. Diplomato all’Accademia Navale di Livorno, ha ricoperto numerosi incarichi tra i quali Addetto alla Difesa presso l’ambasciata italiana Al Cairo (Egitto) e comandante del presidio della Marina Militare alla Maddalena.

Leonardo Leso Generale dei Carabinieri e al massimo grado della carriera (Generale di Corpo d’Armata), è stato già Consigliere Militare e Addetto alla Difesa presso la Rappresentanza Diplomatica all’Onu New York, veterano di tutte le principali missioni svolte dal nostro esercito negli ultimi anni. Una presenza importante al comando dei carabinieri a Treviso.

Francesco Ippoliti, Generale B, Addetto Militare presso l’Ambasciata Italiana in Tehran. È stato insignito di decorazione al merito dal Governo Usa per un’azione di salvataggio di un plotone americano in Afghanista. È stato Vice Comandante della Brigata RISTA.

Moderatore Carlo Mazzanti Direttore responsabile Atlantis

 

Sport, religione e diritti umani

Antonio Stango è un attivista e politologo italiano, esperto di diritti umani a livello internazionale, scrittore ed editore. Il 30 ottobre 2016 è stato eletto presidente della Lega italiana dei diritti dell’uomo. È membro del Board of Directors della ONG “Nessuno tocchi Caino”, la cui missione è l’abolizione della pena di morte a livello mondiale.

Aldo Aledda, scrittore e docente universitario (al momento sono Professore Extraordinario Visitante all’Università Fasta di Mar del Plata, Argentina). Sport. Storia politica e sociale (Roma, Società Stampa Sportiva 2002) Finalista premio Bancarella Sport e primo premio letterario Coni per la saggistica 2003; per quanto riguarda l’attività universitario ha ricoperto incarichi d’insegnamento all’Isef dell’Aquila, alle Università di Cagliari, Tor vergata Roma, Ludes Lugano e Fasta Mar del Plata.

Romano Toppan, laureato in Filosofia e Teologia in una prestigiosa Università Pontificia di Roma, laureato in Psicologia dell’Educazione all’Università di Padova e Master in Economia del Turismo all’Università Bocconi di Milano. È stato Docente di Gestione e Sviluppo delle Risorse Umane all’Università di Verona.

Moderatore Domenico Letizia, L’Opinione e Fondatore dell’Istituto di Ricerca di Economia e Politica Internazionale (IREPI) 

 

Stefania Schipani, presidente del centro studi europei Rifareleuropa. Laurea in scienze politiche alla Sapienza di Roma, autrice del libri Breve Dizionario di Politica Europea. Lavora all’ufficio stampa e comunicazione della sede nazionale dell’Istat.

 

Luisella Pavan – Woolfe Direttrice Consiglio d’Europa Ufficio di Venezia, diplomata al liceo classico Marco Polo di Venezia si laurea in Scienze politiche all’università di Padova. Ambasciatrice. 

 

Luigi Del Neri con Fabrizio Cibin RTL 105,2

 

Sport, impresa e innovazione

Vincenzo Marinese neo presidente Confindustria Venezia. Già vicepresidente in carica per due mandati e amministratore della azienda di bonifiche ambientali (Sirai srl), ha avuto l’appoggio di tutti i rappresentanti delle grandi società di capitale presenti anche a Venezia - da Eni e le sue controllate, ad Enel, Fincantieri, Save, Umana, le municipalizzate del comune di Venezia, ecc. - a cui si sono unite anche gran parte delle piccole e medie imprese, a cominciare da quelle del settore calzaturiero della Riviera del Brenta.

Luigino Rossi già Presidente de Il Gazzettino e di Rossi Moda.  Terminato il suo mandato presidenziale all’Accademia di Belle Arti di Venezia, è  impegnato in un ambizioso progetto di gemellaggio delle città di Venezia e New York e delle loro due università New York University e Ca’ Foscari all’insegna di cultura, impresa e innovazione.

Tommaso Santini si laurea in Ingegneria edile presso l¹Università di Padova nell¹a.a. 2000 e nel 2006 consegue un Master Business Administration in corporate finance e banking presso la Bocconi. Da maggio 2017 è consigliere delegato della Fondazione Università Ca’ Foscari Venezia. È autore di numerosi articoli e pubblicazioni, ed ha partecipato in qualità di relatore a convegni, anche internazionali in ambito di finanza immobiliare  riqualificazione urbana, innovazione e sviluppo economico.

Moderatore Paolo Navarro Dina Il Gazzettino

Sport ed estetica

Marzia Pendini, creatrice di gioielli è la contitolare e direttrice artistica insieme alla sorella Monica (direttrice amministrativa) del marchio Salvadori Gioielli di Venezia.

Joseph Di Pasquale architetto e film maker. Laureato in Progettazione Architettonica alla Facoltà di Architettura del Politecnico di Milano, dal 2009 è professore a contratto al Politecnico di Milano, facoltà di architettura e società. Nel 2001 studia regia alla New York Film Academy.

Davide Cerini, architetto e titolare dello Studio Cerini di Milano.

Moderatore Filippo Caprioglio architetto e designer, vicepresidente Unvs Venezia, insegna alle facoltà di architettura di Firenze e New York.

 

Sport e diritto alla salute

Claudio Rigo, Medico Juventus FC. È il Responsabile Sanitario del club bianconero dal 2016. Veneziano, è specializzato in medicina sportiva, ortopedia e medicina legale ed è nel mondo dello calcio dal 1982. Nel corso della sua lunga carriera può vantare esperienze nel Padova, nel Venezia, nell’Atalanta, nella Sampdoria, nell’Udinese e nel Sassuolo.

Angelo Genova, Dirigente ortopedico chirurgia protegica Laureato in Medicina e Chirurgia presso l’Università degli Studi di Trieste nel 1984, ha conseguito l’abilitazione all’esercizio professionale presso l’Università degli Studi di Bologna e la specializzazione in Ortopedia presso l’Università degli Studi di Trieste nel 1989.

Maurizio D’Aquino, Dirigente scienza dell’alimentazione. Si è laureato nel 1978 in Medicina e Chirurgia presso l’Università di Padova e successivamente si è specializzato in Gastroenterologia ed Endoscopia Digestiva e in Scienza dell’Alimentazione e Dietetica Applicata presso lo stesso Ateneo. Ha lavorato presso il Centro di Malattie del Fegato del King’s College Hospital di Londra conseguendo il titolo di old boye presso la Gastroenterologia dell’ospedale Le Molinette di Torino. Ha diretto il Servizio di Malattie Epatobiliari dell’Ospedale di Mestre e da 12 anni è Direttore del Dipartimento e Primario del Reparto di Medicina, del Servizio di Gastroenterologia e del Centro di Epatologia della clinica Giovanni XXIII di Monastier (Treviso).

Gabriele Geretto Amm. Del. Casa di Cura Giovanni XXIII. Già calciatore di buon livello con la maglia del Calcio San Donà negli anni ’70, ha ricevuto il Premio Sportivo Veneto dell’anno dall’Unione Nazionale Veterani dello Sport veneta al Pedrocchi di Padova nel giugno del 2017.

Moderatore Luigi Fadalti avvocato. Si è laureato in giurisprudenza nel 1978 presso l’Università degli Studi di Padova con una tesi in diritto penale sulla «privacy». Ha ottenuto l’abilitazione all’esercizio della professione nel 1981. È iscritto nell’albo dei patrocinanti avanti alle giurisdizioni superiori dal 1996. Collabora con le riviste giuridiche Archivio della nuova procedura penale e Rivista penale.

 

Sport e Integrazione

Paolo Barbisan, presidente della Polisportiva Disabili della Marca Trevigiana.

Squadra “Trifoglio Rosa” Lilt di Mestre, vincitrice della Medaglia d’Oro ai Mondiali di Dragon Ball 2017. 

 

Il Premio Giorgio Mazzanti ed Ercole Olgeni è una scultura del maestro Giorgio Bortoli, nato a Venezia dove vive e lavora. La sua formazione artistica ha origine in famiglia, il nonno paterno era infatti pittore e scultore.  Fin da giovane, durante i soggiorni in montagna, ha modo di conoscere l’artista Augusto Murer da cui trae ispirazione e successivamente fa tesoro dei suggerimenti del professor Renato Borsata che lo aiuterà ad entrare nel vivo dell’attività artistica. Inizia esponendo alla Fondazione Bevilacqua La Masa a Venezia e nel 1985 offre una sua creazione intitolata “No alla seconda crocefissione” a Papa Giovanni Paolo II, collocata ora presso i Musei Vaticani. Si cimenta quindi con progetti di macrodimensioni con l’impiego di materiali da costruzione come l’acciaio, ma con una ricerca estetica che si sofferma sull’eleganza dei rivestimenti in vetro di Murano. È di questo periodo la macroscultura a forma di campanile “Venezia - New York” (2000), in acciaio, vetro e frammenti dell’originario campanile crollato nel 1902 che nasce dall’idea di unire in un’unica opera le due città d’acqua, città unite, secondo l’artista, da una grande affinità elettiva. L’opera si trova attualmente al Parco Scientifico e Tecnologico di Venezia, in attesa di trovare collocazione nella città newyorkese nell’ambito di un progetto di gemellaggio delle due città (e di due loro università) in nome dell’acqua, dell’arte e della cultura ma anche dell’ingegno, della capacità di intraprendere e di innovare.

 

Gli intermezzi musicali sono stati della CMP Acoustic Band di Venezia  (Andrea Corsi alla chitarra, Daniele Mattiello al mandolino e chitarra e Gianni Poloni alle percussioni.

 

 

Appuntamenti nel Mondo

Giornata Internazionale di Commemorazione in Memoria delle Vittime dell’Olocausto (A/RES/60/7) 

27 Gennaio

 

Giornata Internazionale contro le mutilazioni genitali femminili

6 Febbraio

 

Giornata Internazionale della Donna (A/RES/32/142) 

8 Marzo

 

Giornata Internazionale della Felicità 

20 Marzo

 

Giornata Internazionale per l’Eliminazione della Discriminazione Razziale (A/RES/2142 (XXI))  

21 Marzo

 

Giornata Mondiale della Poesia (UNESCO) 

21 Marzo

  

Giornata Internazionale di Commemorazione della Vittime della Schiavitù e della Tratta Transatlantica degli Schiavi (A/RES/62/122) 

25 Marzo

 

Giornata Mondiale di sensibilizzazione sull’Autismo (A/RES/62/139) 

2 Aprile

 

La Costituzione

La Costituzione

Il termine costituzione viene ad assumere una pluralità di significati assai diversi tra loro, a seconda dei contesti storici, politici, sociali e culturali di riferimento. Generalmente, per costituzione si intende un documento scritto solenne, contenente la disciplina dell’organizzazione dei supremi organi statali e la proclamazione di una serie di diritti e di doveri dei consociati: tale posizione risente indubbiamente dell’influenza esercitata dall’art. 16 della Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino del 1789, secondo cui «ogni società dove non sia assicurata la garanzia dei diritti, né stabilita la separazione dei poteri, non ha una costituzione». Tuttavia, a una nozione formale e prescrittiva (la c. come documento scritto e caratterizzato da particolari contenuti) si affianca una nozione materiale e descrittiva, per cui si è detto che anche l’ordinamento britannico, l’antico regime o addirittura l’antica Atene hanno una costituzione. In questo senso, quindi, si può parlare di una nozione più larga di c., come equivalente di forma di governo o di regime politico: tale vanno intesi, per esempio, i riferimenti alla c. contenuti nel De Republica di Cicerone. D’altra parte, sempre nell’ambito di una nozione più ampia di c., ci sono studiosi che hanno finito con identificarla con il contratto sociale, in corrispondenza del recupero di questo concetto da parte di alcuni dei maggiori esponenti della filosofia politica nordamericana contemporanea (Rawls, Nozick). 

Una parte importante della dottrina novecentesca ha preferito parlare di c. in senso sostanziale o materiale, riferendosi non al documento scritto, ma ai suoi contenuti necessari e tipici (la cosiddetta materia costituzionale), anche se poi l’individuazione di questi contenuti è controversa: per Hans Kelsen, la costituzione non sarebbe altro che la «norma fondamentale» all’interno della sua concezione piramidale dell’ordinamento giuridico; per Carl Schmitt, invece, consisterebbe nella «decisione politica fondamentale» di un dato regime politico; per Costantino Mortati, infine, la costituzione in senso materiale si identificherebbe nella forza politica dominante in un assetto autoritario o nelle forze politiche che esercitano l’indirizzo politico di maggioranza in uno Stato democratico. 

A queste nozioni devono essere aggiunte ulteriori concezioni che si rivelano particolarmente adatte ad illustrare i mutamenti strutturali che investono il diritto costituzionale odierno. In virtù del ruolo assunto dai principi costituzionali nella giurisprudenza delle corti costituzionali o supreme (Corte costituzionale), ad esempio, nell’adozione di tecniche interpretative come il bilanciamento costituzionale e il giudizio sulla ragionevolezza delle leggi – vi è anche chi, sulla scia di quanto affermato sin dalla prima metà del XIX secolo da Rossi e, prima ancora, da Pagano e Compagnoni, ha parlato della c. come dell’insieme dei principi generali dell’ordinamento giuridico, ovvero, sulla scia di quanto sostenuto da Betti sin dalla prima metà del XX secolo, come fondamento della convivenza civile. Un’ulteriore nozione di c. che si contrappone alla concezione formale è, infine, l’idea di «costituzione vivente», elaborata per la prima volta negli USA e proposta in Italia da Paladin, al fine di indicare l’insieme dei precetti costituzionali attualizzati e concretamente applicati ad opera della giurisprudenza costituzionale. 

Una distinzione fondamentale che investe la nozione di costituzione è quella tra rigide e flessibili. Tale distinzione è stata teorizzata per la prima volta da  Bryce o, secondo taluni, da Dicey. Per c. rigide si intendono tutte quelle costituzioni – tra cui quella italiana vigente e le carte statunitense, tedesca, austriaca, francese, spagnola, portoghese etc. – che, ai fini della loro revisione, prevedono una procedura aggravata rispetto al procedimento legislativo ordinario (Revisione costituzionale), nonché, secondo la maggior parte della dottrina, anche un organo chiamato a sindacare l’eventuale violazione della c. stessa da parte del legislatore ordinario (Corte costituzionale). Per costituzioni flessibili, invece, si intendono tutte quelle che non prevedono procedimenti peculiari per la loro revisione – come nel caso delle Cost. Francia del 1814 e del 1830 e, secondo una parte della dottrina, dello Statuto albertino – e che, perciò, possono essere derogate o modificate da parte con una legge ordinaria. 

In linea di massima, si può dire che le c. flessibili sono il prodotto del costituzionalismo del XIX secolo, mentre quelle rigide sarebbero il prodotto di quello del Novecento, poiché la base sociale non omogenea di queste ultime richiede necessariamente un consenso ultramaggioritario sulle regole di base dell’ordinamento giuridico. Questa affermazione non va, tuttavia, assolutizzata, in quanto sussistono delle evidenti eccezioni al primo caso: così la Costituzione Belgio del 1831, la Costituzione Svizzera del 1874, le leggi costituzionali della III Repubblica francese (1875), che prevedevano tutte delle procedure aggravate per la loro revisione. 

Una distinzione che caratterizzava gli ordinamenti costituzionali socialisti era, invece, quella tra costituzione-programma e costituzione-bilancio. 

In una prima fase, infatti, di cui è espressione la c. dell’URSS del 1936, la dottrina sovietica ha insistito sul carattere di bilancio della c., costituendo quest’ultima un documento che riflette l’effettiva realtà socio-economica nelle diverse fasi storiche di sviluppo del socialismo. In un secondo periodo, in virtù della stabilizzazione di quegli ordinamenti, il ricorso a disposizioni di tipo programmatico non fu considerato più un’eccezione, ma divenne spesso una tecnica ordinaria di redazione delle c. (artt. 14, co. 3, 15, co. 2, 19, co. 2, 24, co. 2, 28, co. 2, e 30 Cost. U.R.S.S. 1977).

1.2 costituzione La costituzione italiana. - Il testo della costituzione della Repubblica italiana è stato approvato dall’Assemblea costituente alla fine del 1947, promulgato dal Capo provvisorio dello Stato, De Nicola, ed è entrato in vigore nel 1948. Esso si componeva originariamente di centotrentanove articoli e di XVIII disposizioni transitorie e finali, ed è stato oggetto sinora di molteplici revisioni costituzionali, con cui si è provveduto ad integrare ed aggiornare il testo originario (Revisione costituzionale). Tra queste si segnala, in particolare, la revisione integrale del titolo V della parte II della costituzione, relativa alle autonomie territoriali, operata con la l. cost. n. 3/2001; mentre, per altro verso, nessuna delle proposte formulate sin dagli anni ottanta del Novecento per modificare la forma di governo (Forme di Stato e forme di governo) ha trovato il consenso del Parlamento e/o del corpo elettorale, come dimostrato, da ultimo, dalla reiezione del referendum costituzionale del 2006 (Revisione costituzionale). 

Alcuni degli istituti previsti nel testo costituzionale hanno dovuto attendere molti anni prima di entrare in funzione, mentre altri continuano addirittura ad attendere ancora un’attuazione da parte del legislatore ordinario. Nella prima categoria rientrano la Corte costituzionale, che vide la luce soltanto nel 1956; il Consiglio superiore della magistratura, entrato in funzione solo nel 1958; il referendum abrogativo, la cui legge attuativa fu approvata solo nel 1970; le Regioni ad autonomia ordinaria (Regione), la cui travagliata istituzione è avvenuta con la prima elezione dei Consigli regionali nel 1970. Nella seconda categoria rientrano, tra gli altri, le previsioni costituzionali sui sindacati (art. 39 Cost.) e sui partiti politici (art. 49 Cost.; Partito politico). 

Sin dalla sua approvazione, dottrina e giurisprudenza si sono interrogate con diversità di vedute sul valore da attribuire alle disposizioni della c. e soprattutto ai suoi principi: mentre la Corte di cassazione, con la sent. del 7.2.1948, Marcianò, ha finito per dare una sorta di copertura giurisprudenziale alle inattuazioni della c. e alla permanenza in vigore della legislazione prerepubblicana, distinguendo tra norme precettive (immediatamente applicabili) e norme programmatiche (unicamente rivolte al legislatore), alcuni esponenti della dottrina costituzionalistica, tra cui in particolare Crisafulli hanno sostenuto, invece, l’immediata applicatività, seppur con forza diversa, di tutte le disposizioni della costituzione, anche se programmatiche. Quest’ultima posizione è stata poi fatta propria dalla giurisprudenza costituzionale, la quale, sin dalla sua prima sentenza del 1956, ha ritenuto la distinzione tra norme programmatiche e norme precettive irrilevante ai fini del giudizio di legittimità costituzionale, potendo l’illegittimità costituzionale di una legge anche discendere anche da una disposizione costituzionale di principio. 

 

COSTITUZIONE EUROPEA 

 Progetto di trattato costituzionale dell’Unione Europea (UE), che si proponeva di modificare la struttura istituzionale comunitaria, al fine di semplificare il processo decisionale e conferire all’UE e alle sue istituzioni maggiori poteri. 

Predisposto da una Convenzione sul futuro dell’Europa, istituita nel dicembre 2001 con la Dichiarazione di Laeken, il primo progetto veniva approvato nel giugno 2003, a Bruxelles; la Conferenza intergovernativa del giugno 2004 approvava poi una versione consolidata provvisoria, denominata “Trattato che adotta una Costituzione per l’Europa”, che i capi di Stato o di governo degli allora 25 paesi membri dell’UE e i loro ministri degli esteri firmavano il 29 ottobre 2004, a Roma. A tale progetto si fa generalmente riferimento come “Costituzione europea”. 

Successivamente, però, il Trattato veniva ratificato solo da 18 paesi (tra cui l’Italia) su un numero totale di 27 Stati membri. In particolare, i referendum sulla ratifica del Trattato-Costituzione svoltisi in Francia il 29 maggio 2005 e nei Paesi Bassi il 1° giugno dello stesso anno avevano esito negativo, mentre il 6 giugno il Regno Unito decideva a sua volta di sospendere il processo di ratifica a tempo indefinito e altri paesi membri dichiaravano l’esistenza di vari ostacoli alla ratifica. Ne seguiva la decisione del Consiglio europeo del 21-22 giugno 2007 di abbandonare il progetto di Trattato-Costituzione, che avrebbe dovuto sostituire, unificandoli, il Trattato di Maastricht sull’Unione Europea e il Trattato sulla Comunità Europea, e di limitarsi alla revisione di questi ultimi. A ciò si è provveduto mediante il Trattato firmato a Lisbona il 13 dicembre 2007 ed entrato in vigore nel 2009, che, nel modificare i Trattati in vigore, ha recepito molte delle disposizioni sostanziali della mancata costituzione. 

 

COSTITUZIONALISMO

La nozione di costituzionalismo è strettamente intrecciata con quella di costituzione e di diritto costituzionale. Generalmente, per costituzionalismo si intende l’insieme delle dottrine politico-giuridiche che affrontano il tema del potere politico e dei suoi limiti. In linea di massima, si può dire che il costituzionalismo moderno si ricolleghi all’adozione di costituzioni scritte, quali documenti solenni che legittimino e, allo stesso tempo, limitino il potere politico; ciò con la rilevante eccezione dell’esperienza giuridica britannica, da cui ha origine sin dalla seconda metà del XVII secolo il costituzionalismo moderno, che non sfociò nella redazione di un testo costituzionale scritto. 

È merito di uno storico inglese, McIlwain, avere sottolineato gli elementi di continuità dell’idea di costituzione che, a partire dalla riflessione platonica sul «governo degli uomini» e sul «governo delle leggi», trovarono un’immediata applicazione nella architettura istituzionale della Roma repubblicana, sviluppandosi per tutto il Medioevo e l’età moderna, per arrivare sino al XX secolo. In particolare, si mette in evidenza l’importanza della distinzione operata dal giurista inglese Bracton tra gubernaculum (quale sfera in cui il Monarca poteva agire senza trovare alcun limite) e iurisdictio (quale sfera in cui il Sovrano era sottomesso, invece, ai principi del common law), nonché la redazione di un documento come la Magna Charta Libertatum (1215), che sanciva una serie di limiti invalicabili al potere monarchico. Peraltro, l’idea che il Monarca (Capo dello Stato) non potesse agire sciolto da ogni vincolo è presente anche nel primo grande teorico della sovranità, Bodin, secondo il quale le c.d. leggi fondamentali del Regno erano sottratte al potere legislativo regio. 

Tuttavia, è solo con l’affermazione dello Stato democratico che, accanto al tema della limitazione del potere, assume centralità anche quello della legittimazione del potere. In particolare, è centrale nel costituzionalismo del Novecento l’affermazione di una pluralità di compiti che vengono ad essere assunti da parte dei pubblici poteri, con il contestuale superamento della concezione liberale ottocentesca della costituzione come mero limite al potere. Trarrebbe forma la c.d. democrazia costituzionale, fondata da un lato sul principio della sovranità popolare, ma anche, ad un tempo, sulla garanzia dei diritti costituzionali, presidiati da un organo di giustizia costituzionale (Corte costituzionale). 

Dalla consapevolezza dei complessi fenomeni che investono gli Stati costituzionali contemporanei ha tratto origine un recente indirizzo di filosofia del diritto chiamato «neocostituzionalismo», che, più che interrogarsi sul rapporto tra costituzione e potere politico, è tornato sulla relazione esistente tra il diritto e la morale, in virtù del ruolo fondamentale assunto dai principi (e dai valori) costituzionali nell’ambito degli ordinamenti giuridici del tempo presente. Secondo questo filone di pensiero – che trae origine dalla riflessione di Dworkin ed annovera tra i suoi esponenti Alexy, Santiago Nino, Habermas – il diritto costituzionale finirebbe per essere quasi un diritto naturale con una veste nuova. 

 

Focus Paese: Repubblica Ceca

Repubblica Ceca

Il suo territorio, corrispondente a quello delle due regioni storiche della Boemia e della Moravia, comprende la pianura formata dall’alto corso dell’Elba (la Conca Boema), i versanti interni della Selva Boema, dei Monti Metalliferi e dei Sudeti, le Alture di Moravia, la pianura dell’alta e media Morava. Oltre all’Elba, il fiume principale, importanti sono anche i due affluenti il Moldava e l’Ohře. Il clima è continentale. 

Nella tradizione popolare Čech è il nome di un condottiero che dalla Transcarpazia condusse nel centro della Boemia (poi detta Čechy) la sua tribù, i cui appartenenti furono detti Češi o Čechové (plurali di čech). Con la fusione di questa tribù slava con altre affini si formò, sotto il dominio dei Přemyslidi, il popolo ceco. Questa denominazione si estese più tardi anche ai gruppi stabilitisi in Moravia, mentre nelle lingue non slave tale popolo fu chiamato boemo.

La popolazione attuale è formata da Cechi (90,4%), da Moravi (3,7%), affini ai primi e parlanti la stessa lingua, da Slovacchi (1,9%) e da minoranze di Polacchi, Slesiani, Tedeschi e altri. Il numero degli abitanti ha subito negli anni 1990 un lieve decremento a causa del calo di natalità e dell’invecchiamento demografico. La capitale, Praga, accoglie nel complesso dell’agglomerazione urbana (che supera i limiti della sua unità amministrativa) quasi 1,2 milioni di abitanti; altre grosse concentrazioni sono quelle di Brno, capoluogo della Moravia Meridionale, di Ostrava e di Plzeň

In campo religioso, alla maggioranza cattolica (26,8%) si affianca una tradizionale, attiva piccola minoranza protestante e di hussiti (2,1%), oltre ai non praticanti alcun culto che rappresentano il 59% della popolazione. 

La neonata Repubblica ha subito chiesto di aderire all’Unione Europea e il decennio successivo è stato dedicato al raggiungimento dei parametri necessari per l’ingresso nella UE. Il programma di privatizzazioni, la stabilizzazione dei prezzi e della moneta e la creazione di un nuovo sistema bancario hanno attratto numerosi investitori esteri. Dopo una fase di rallentamento nella seconda metà degli anni 1990, le misure adottate per il controllo della spesa pubblica, tra cui la riforma fiscale e quella del settore sanitario, le innovazioni introdotte nel mercato del lavoro e quelle tese a facilitare lo sviluppo delle piccole-medie imprese hanno portato a una rilevante espansione economica, con relativo aumento del PIL (4,2% stima 2008). Rimane alto, con tendenza all’incremento il tasso di disoccupazione (8%).

L’agricoltura, in buona parte privatizzata, vanta produzioni specializzate: barbabietola da zucchero, frumento, orzo (destinato alla fabbricazione della birra, con la complementare coltura del luppolo nella valle dell’Ohře), patate e anche, su modeste superfici, vite (Moravia, piana di Mælník). I boschi dominano le aree montane e coprono nell’insieme un terzo della superficie del paese. L’allevamento prevalente è quello suino. Il peso del comparto agricolo resta comunque minoritario, essendo la Repubblica Ceca anzitutto un paese industriale, con forti concentrazioni produttive soprattutto nella Boemia settentrionale, ulteriormente potenziate dall’ingresso nel paese di gruppi stranieri. Tradizionale paese carbonifero, ricava significative quantità di lignite dai bacini di Ostrava, nella Slesia ceca contigua a quella polacca, e della Boemia settentrionale; in tali aree è impiantata una robusta siderurgia e sorgono diverse centrali termiche a lignite. Energia si ricava anche dal petrolio russo importato e da due centrali nucleari, che utilizzano anche uranio estratto localmente. Infine, la Repubblica C. ricava dal sottosuolo piccole quantità di minerali metallici. Il suo profilo industriale continua a essere essenzialmente quello di un paese che importa materie prime per esportare manufatti: dalle automobili ai tradizionali cristalli e porcellane di Boemia, dagli strumenti musicali ai tessuti del pedemonte settentrionale (Erzgebirge e Sudeti), fino alle calzature. L’economia forestale alimenta cartiere e mobilifici. Gran parte delle relazioni commerciali della Repubblica C. si svolge, oltre che con la Slovacchia (tra i due Stati fu sottoscritto fin dall’inizio un accordo di unione doganale), con la Germania. Il turismo può contare sulle bellezze naturali, sulle opere d’arte e sulla struttura urbanistica della capitale. 

La Repubblica C. è nata il primo gennaio 1993, in seguito alla dissoluzione della Cecoslovacchia, tappa conclusiva della crisi che aveva investito il paese dopo la caduta del regime comunista e che aveva visto il riemergere dei contrasti fra Cechi (favorevoli al mantenimento di una certa centralizzazione) e Slovacchi (fautori di uno Stato confederale). Nel corso del 1992 fu la Repubblica federata ceca, guidata dal liberista V. Klaus, a promuovere la dissoluzione dello Stato cecoslovacco. La separazione dalla più arretrata Slovacchia fu concepita come un passaggio che ne avrebbe favorito l’integrazione con l’Occidente (NATO e UE). Entrò subito in vigore una Costituzione di tipo parlamentare (bicamerale): V. Havel divenne presidente della Repubblica e Klaus mantenne la guida del governo (coalizione di centrodestra) con un programma incentrato sulla trasformazione liberista dell’economia (privatizzazione dell’apparato produttivo e dei servizi, incentivi per gli investimenti esteri, introduzione di una nuova moneta, creazione di un nuovo sistema bancario), che portò la Repubblica C. a essere il primo fra gli Stati dell’Europa centro-orientale a entrare nell’OCSE (1995). Nelle elezioni politiche del 1996 il Partito civico democratico del primo ministro ottenne la maggioranza e grazie ai voti degli alleati (Unione cristiano-democratica e dell’Alleanza civica democratica) poté formare un nuovo governo, ma l’opposizione, facendo leva sul malcontento suscitato dal nuovo corso economico, segnò una sensibile crescita. Nel 1997 Klaus dovette dimettersi, travolto dai duri contrasti con l’opposizione, e J. Tošovský formò un gabinetto di transizione. Nel 1998, dopo la rielezione di Havel a presidente, si svolsero le elezioni anticipate, che videro l’affermazione del Partito socialdemocratico; il suo leader M. Zeman costituì un governo di minoranza che ottenne la fiducia grazie all’astensione del Partito comunista di Boemia e Moravia e del Partito civico democratico. La prevalenza socialdemocratica fu confermata nel 2002, quando V. Spidla divenne capo del governo. Nel 2003 Havel fu sostituito da V. Klaus. Il declino della fortuna dei socialdemocratici, già manifestatosi in occasione delle elezioni europee del 2004, portò nelle legislative del 2006 alla vittoria della coalizione di centrodestra, guidata da M. Topolánek (sostituito nel 2009 da J. Fischer e nel 2010 da P. Nečas, dimessosi nel giugno 2013), e alla rielezione di Klaus, mentre le consultazioni presidenziali - le prime elezioni dirette nella storia del Paese - tenutesi nel gennaio 2013 hanno registrato la vittoria dell’ex primo ministro socialdemocratico Zeman, che ha ottenuto il 54,8% dei voti imponendosi sull’avversario conservatore K. Schwarzenberg. Nel giugno 2013, dopo le dimissioni di Nečas, il presidente Zeman ha incaricato l’economista ed ex ministro J. Rusnok di formare un governo tecnico, ma nell’agosto successivo il Parlamento ha negato la fiducia all’uomo politico. Le elezioni anticipate, svoltesi nel mese di ottobre, hanno visto l’affermazione dei socialdemocratici (20,4% dei consensi, due punti percentuali in meno rispetto alle precedenti consultazioni, e risultato che non consente al partito di governare da solo), mentre seconda forza politica del Paese è il partito di tendenza liberale Ano 2011 fondato dall’imprenditore A. Babiš, che ha guadagnato il 18,6% dei consensi precedendo il Partito comunista di Boemia e Moravia (14,91%). Nel gennaio 2014 il presidente Zeman ha nominato primo ministro il leader del Partito socialdemocratico B. Sobotka, che nel maggio 2017 ha annunciato le sue dimissioni - poi ritirate - a seguito di divergenze con il ministro delle Finanze Babiš, sospettato di aver commesso reati fiscali e sostituito da I. Pilny soltanto dopo una grave crisi istituzionale apertasi a seguito del rifiuto del presidente Zeman di rimuovere l’imprenditore da ogni incarico di governo; l’imprenditore si è comunque nettamente affermato alle elezioni parlamentari tenutesi nell’ottobre 2017, alle quali ha ottenuto il 30% dei consensi, mentre gli altri partiti hanno riportato risultati molto ravvicinati, con il partito Civico democratico all’11,3%, il Partito dei pirati al 10,8% e i socialdemocratici del premier Sobotka crollati al 7,5%.

Sul piano internazionale la Repubblica C., oltre a mantenere buoni rapporti con la Slovacchia, si è impegnata in una politica di integrazione regionale, sfociata nell’Accordo centro-europeo di libero scambio (1992) fra i paesi del Gruppo di Visegrád (Repubblica C., Slovacchia, Polonia e Ungheria). Si sono rafforzati i rapporti con gli Stati Uniti e con l’Europa occidentale, stabilendo in particolare relazioni con la Germania. Questa linea è stata confermata dalla presentazione della candidatura per l’adesione alla UE (1996), e poi dall’ingresso nella NATO (1999), nell’UE ( 2004) e nell’area Schengen (2007).

Malattie nel Mondo: Poliomielite

La Poliomielite

La polio, o poliomielite, è una malattia infettiva causata da poliovirus, virus a RNA appartenenti al genere Enterovirus.

Esistono tre sierotipi di poliovirus: 1, 2, e 3. 

Le cellule umane sono provviste di specifici recettori proteici ai quali i poliovirus possono aderire e quindi penetrare nelle cellule suscettibili. Il virus infetta le cellule dell’orofaringe, le tonsille, i linfonodi del collo e l’intestino tenue.

L’infezione evolve attraverso cicli di replicazione virale, determinando la distruzione delle cellule infette. Una volta instaurata l’infezione, i poliovirus possono raggiungere il sistema nervoso centrale attraverso la barriera emato-encefalica, tramite il torrente ematico o attraverso le fibre nervose. Quando soggetti non immuni sono esposti a poliovirus selvaggi si possono avere infezioni inapparenti prive di sintomi, con pochi sintomi (febbricola, nausea, diarrea), meningiti asettiche, o forme paralitiche. Solo l’1% circa delle infezioni si manifesta come malattia riconoscibile clinicamente.

Il periodo di incubazione varia da 4 a 35 giorni, tipicamente 7-14 giorni. I sintomi clinici iniziali possono includere febbre, affaticamento, mal di testa, vomito, costipazione (o meno comunemente diarrea), indolenzimento del collo e dolore agli arti. La moltiplicazione virale distrugge i neuroni motori che non rigenerano, esitando nell’inabilità funzionale dei muscoli interessati, anche se in alcuni casi è possibile recuperare la funzionalità muscolare in modo completo. Non esistono farmaci in grado di curare questa malattia; l’unica possibilità è rappresentata dalla prevenzione attraverso vaccinazione.

L’Italia è stata ufficialmente certificata “polio-free” il 21 giugno 2002, anche se l’ultimo caso che si è manifestato nel nostro paese risale al 1982.

La ricomparsa della malattia, tuttavia, è sempre possibile, fintanto che ci saranno zone del mondo in cui la malattia è presente e diffusa. Resta pertanto attiva la sorveglianza dei casi di paralisi flaccida acuta (PFA), una delle complicanze più gravi della poliomielite.

Il 21 giugno 2002, nel corso del 14° meeting della Commissione regionale di certificazione (RCC), tenutosi presso l’Ufficio regionale Europeo dell’OMS, a Copenhagen, è stata ufficialmente dichiarata l’eradicazione della poliomielite nella regione Europea (che si estende dal Portogallo alla Siberia, comprendendo, oltre ad israele e turchia, gli Stati caucasici ed asiatici, un tempo facenti parte dell’URSS), affiancandosi alle altre due regioni dell’OMS già certificate nel 1994 (Regione delle Americhe) e nel 2000 (Regione del Pacifico occidentale).

Italia “paese libero dalla polio” dal 1982

L’Italia, pur essendo stata ufficialmente certificata “polio-free” il 21 giugno 2002, è un paese libero dalla polio fin dagli anni ‘80 (l’ultimo caso si è manifestato nel 1982 ).

La ricomparsa della malattia, tuttavia, è sempre possibile, fintanto che ci saranno zone del mondo in cui la malattia è presente e diffusa. Resta pertanto attiva la sorveglianza dei casi di paralisi flaccida acuta (PFA), una delle complicanze più gravi della poliomielite. La sorveglianza viene attuata in collaborazione con l’Istituto superiore di sanità e consente l’individuazione e la notifica di tutti i casi di PFA, dovuti a qualsiasi eziologia, in soggetti di età inferiore a 15 anni, e di ogni caso di sospetta poliomielite in persone di tutte le età.

 

Sport & Cultura Primo Focus 2017

 

Sport & Cultura

Primo Focus 2017

Il Focus “Sport e Globalizzazione”, che ha iniziato il ciclo di convegni “Sport & Cultura”, svolto a Monastier (Treviso) lunedì 6 novembre 2017, e organizzato dall’Unione Nazionale Veterani dello Sport “Ercole Olgeni” di Venezia e da Atlantis e sostenuto dal Gruppo Sogedin Spa, si è aperto con il saluto delle Autorità, a cominciare dal Vicepresidente della Regione Veneto, Gianluca Forcolin, del Sindaco Paola Moro e dei Presidenti delle associazioni che hanno patrocinato l’iniziativa (tra le quali FIGC e AIAC Associazione Italiana Calciatori nazionale).  I primi testimonial di giornata sono stati Federico Casarin e Walter De Raffaele rappresentanti della Reyer Campione d’Italia 2016/17 di Pallacanestro, presentati dal giornalista Luigi Bignotti.Di seguito il saluto di Gianluca Amadori, Presidente dell’Ordine dei Giornalisti del Veneto.
I lavori della mattinata sono proseguiti con tre panel. Il primo Sport e Geopolitica. Il secondo panel dal titolo Sport e Divisa. Il terzo ed ultimo incontro-intervista Sport, Religione e Diritti Umani.

La mattinata si è conclusa con l’intervento di Stefania Schipani, presidente del centro studi europei Rifareleuropa di Roma e la relazione di Luisella Pavan Woolfe, Ambasciarice e direttrice dell’Ufficio Italiano del Consiglio d’Europa che ha sede a Venezia. La sessione pomeridiana ha preso avvio con il panel Sport, Impresa e Innovazione. Si è proseguito con il panel Sport ed Estetica. Prosecuzione con Sport e Diritto alla Salute. Panel finale con Sport e Integrazione.

 

I Panel: Sport & Geopolitica

Sport & Geopolitica

Moderatore: Andrea Mazzanti

Il primo panel del “Convegno Sport e Cultura”, focus della prima edizione “Sport e Globalizzazione”, era intitolato “Sport e Geopolitica”. All’incontro-intervista hanno partecipato Marco Bellinazzo, giornalista de il Sole 24 Ore e Radio 24, esperto di economia dello sport , autore del libro I Veri Padroni del Calcio  e Arduino Paniccia docente di Relazioni Internazionali all’università di Trieste e Gorizia, editorialista in materia di intelligence, questioni diplomatiche estere e terrorismo per Rai Radio 1 e TG2 Rai. Autore de La Pace Armata con il Generale Leonardo Leso e Trasformare il Futuro. Ha moderato Andrea Mazzanti Condirettore di Atlantis. A lui è toccato il compito di definire la Geopolitica, materia che si occupa del rapporto tra le Relazioni Internazionalime i fattori geografici, intesi non solo come configurazione fisica – come le barriere naturali formate dalle montagne e dalle reti fluviali – ma anche il clima, la composizione demografica della popolazione, le ragioni culturali e l’accesso alle risorse naturali. Fattori come questi – ha soggiunto Paniccia – possono avere un impatto rilevante su tanti aspetti diversi di una civiltà, dalla strategia militare allo sviluppo sociale, inclusi il linguaggio, il commercio e la religione. 

Il calcio è la nazione più potente che sia mai apparsa nella storia ed è un elemento essenziale della geopolitica, al pari di religione, petrolio, tecnologia e business finanziario – ha sottolineato Bellinazzo - La Fifa è un centro di potere sempre più nevralgico ma, insieme agli ultimi grandi club del Vecchio continente – Real Madrid, Barcellona, Bayern Monaco, Juventus – per conservare la propria sovranità deve scendere a patti con i veri, nuovi, padroni del calcio. Mazzanti: Ma chi sono? Paniccia si dichiara indifferente al calcio e allo sport in genere anche se i giochi di potere e i flussi di denaro, la corruzione e gli scandali che si nascondono dietro il calcio globale e ricostruisce i fili rossi di un mercato multimiliardario che coinvolge le potenze politiche ed economiche del pianeta sono una indubbia componente della fotografia del potere mondiale. Per Bellinazzo: Dagli oligarchi russi agli sceicchi degli Emirati arabi, dalle big company americane alle corporation cinesi, il legame che unisce gli interessi di governi e multinazionali a questo sport è sempre più saldo e, spesso, torbido. Il governo del calcio ormai non riguarda soltanto l’amministrazione di uno sport e dei suoi campionati, ma è soprattutto fonte di ricavi miliardari e di legittimazione politica per gli stati. Perché il calcio trascina le masse, crea consenso sociale e, prima ancora, è un teatro che ospita giochi di potere e guerre finanziarie di portata globale, tanto pervasivi quanto invisibili agli occhi degli spettatori. Paniccia ha ricordato come “Panem et circenses” non siano una novità della globalizzazione e che lo sport in senso antico non era che l’addestramento militare riservato sia alla nobile gioventù sia alla truppa. Tant’è che nelle nostre città sono riconoscibili con il nome di Campi di Marte proprio gli spazi che anticamente erano riservati a tali attività. Quali sono allora le connessioni tra spettacolo e attività sportive e geopolitica, ha chiesto a Bellinazzo il moderatore Mazzanti? Se il governo del calcio è sempre più nevralgico per i proventi miliardari che gestisce, è diventato altrettanto cruciale sul piano politico – ha evidenziato Bellinazzo - Perché i veri padroni del calcio sono anche i veri padroni del mondo. Paniccia ha ricordato che dietro i cospicui investimenti nello sport e nel calcio della Cina, c’è sicuramente una intenzione di comunicare la potenza e l’efficienza cinese sia al popolo cinese (comunicazione interna) sia alle altre nazioni (comunicazioni esterna) e il tutto è strettamente connesso allo sforzo di armamento moderno che la Cina sta compiendo insieme all’opera di post-colonizzazione di intere aree del mondo ed in primis dell’Africa. I prossimi Campionati Mondiali di Calcio che si giocheranno in Russia non vedranno presenti né la nazionale italiana – ha sottolineato Mazzanti – né la nazionale degli Stati Uniti. Non è il caso di fare dietrologia – ha commentato Paniccia – ma se per quanto riguarda l’Italia si è trattato di una disfatta sportiva del tutto involontaria, per quanto riguarda gli Usa, forse Trump ha benedetto come del tutto opportuno il gol di Panama che li ha eliminati, evitando l’imbarazzo della partecipazione della squadra americana in casa di Putin. La matrice geopolitica dei Mondiali russi dell’estate 2018 è stata suggellata dal sorteggio appena officiato al Cremlino alla presenza di Vladimir Putin – ha proseguito Bellinazzo - Lo “zar” della nuova Russia rinfrancato dai successi nell’area siriana, dall’evento calcistico pretende una consacrazione del ritrovato status di Mosca di potenza globale.   Naturalmente – ha concluso Paniccia – situazioni coem quelle dei Mondiali di Calcio o delle Olimpiadi sono molto allettanti per i terroristi internazionali perché l’attenzione del mondo intero è concentrata sull’evento. Non a caso nel 1974 il gruppo palestinese  Settembre Nero scelse le Olimpiadi tedesche a Monaco di Baviera per sequestrare gli atleti israeliani e fare conoscere il proprio progetto aberrante politico.

II Panel: Sport & Divisa

Sport & Divisa

Moderatore: Carlo Mazzanti

Il secondo panel del “Convegno Sport e Cultura”, focus della prima edizione “Sport e Globalizzazione”, era intitolato “Sport e Divisa”. All’incontro-intervista hanno partecipato il Capitano di Vascello Gianluca Buccilli, direttore dei corsi master dell’Istituto di Studi Militari Marittimi di Venezia; il Generale di Corpo d’Armata Leonardo Leso già Consigliere Militare e Addetto alla Difesa presso la Rappresentanza Diplomatica all’Onu a New York (tra l’altro ex Comandante del Comando Carabinieri di Treviso) e Francesco Ippoliti, Generale dell’Esercito Italiano, decorato dal Governo Usa per un’eroica azione di salvataggio di un plotone di soldati americani in Afghanistan. Da valente Generale dei Carabinieri, Leso ha subito preso l’iniziativa, facendo presente che la sua relazione (pubblicata di seguito) non si sarebbe potuta leggere in un contesto tanto succinto. Tuttavia, ha ricordato come l’attività sportiva e quella militare siano sempre andate storicamente a braccetto, in quanto il militare di professione ha la necessità sia di una struttura atletiva naturale sia di un allenamento psicofisico che deve mantenere inalterato negli anni. La seconda domanda, posta all’ufficiale della Marina Militare Buccilli, ha visto una risposta continuativa del percorso già tracciato da Leso. La vita militare, sostanzialmente, è una continua preparazione teorica e pratica – in questo il paragone con lo sport è importante se non fondamentale – ad un evento che non è detto (fortunatamente) che accada. Anzi, il militare professionista, proprio per la consapevolezza delle conseguenze dirompenti della sua azione di forza, è il primo fautore della prudenza e della pace. Ma come si vive lo sport – attivo ovvero praticato o passivo ovvero guardato in televisione o ad uno stadio – durante un conflitto? Questa la domanda rivolta a Ippoliti, ufficiale dell’Esercito Italiano, impegnato con le Forze Nato praticamente in tutti gli ultimi interventi internazionali. La risposta, rivolta soprattutto alle scolaresche presenti al convegno, è stata tutt’altro che banale. Infatti, se la visione di una partita della Nazionale Italiana, può portare un sentimento di unione ma anche di serenità tra i soldati, un evento sportivo che coinvolga squadre locali può essere la miccia per un’azione violenta come un attentato o altro. Il problema di chi porta pacificazione in un’area problematica dal punto di vista della sicurezza è che ogni particolare della vita sociale del teatro nel quale si opera può essere importante e nulla deve essere tralasciato o minimizzato. Il Generale Leso ha ricordato come l’orgoglio nazionale non debba mai essere mortificato, esibendo futili denigrazione della divisa, perché la difesa dei propri interessi e soprattutto dei propri valori è una condizione necessaria per il mantenimento delle libertà fondamentali, che spesso in Occidente, diamo per scontate senza che lo siano affatto. Sempre pensando al pubblico delle classi scolastiche accompagnate dagli insegnanti, è stato chiesto a Buccilli se abbia avuto esitazioni nello scegliere la carriera militare. La risposta è stata che, provenendo da una famiglia di militari, fin da giovanissimo ha voluto indossare la divisa per professione. Tuttavia, nonostante la convinzione con la quale è arrivato in Accademia, ha dovuto constatare  di persona la durezza dell’addestramento e la necessità di un impegno negli studi veramente straordinaria. La vita militare – ha concluso – è bella e affascinante quanto dura e competitiva. Ippoliti ha soggiunto che oltre che una scelta obbligata – essendo rimesto orfano di un padre sottufficiale dei Carabinieri – la sua si è rivelata un progetto di vita che non tradirebbe mai. Ed in questo, ha rivolto un cenno alla madre tra il pubblico che ha confessato di avere sempre chiamato “la carabiniera” per l’inflessibilità con la quale ha allevato tre figli. Tra l’altro la sorella, che insegna letteratura italiana all’Università del New Mexico negli Stati Uniti, ha sposato un Generale dell’Esercito Usa. Anche Leso ha ricordato che il figlio maggiore si sta facendo strada come giovane ufficiale dei Carabinieri, cosa che lo rende orgoglioso e non è poi casuale che chi conosce da sempre la vita miliare compia questa scelta con successo. Il Capitano di Vascello Buccilli ha  sottolineato come ai corsi master per giovani allievi – che tiene all’Istituto di Studi Marittimi Militari, all’Arsenale di venezia - siano sempre più numerose e motivate le donne. Ippoliti ha ricordato come il pensiero andasse sempre a casa quando, a bordo del proprio mezzo blindato, faceva ritorno in caserma dopo una giornata di pattugliamento in Afghanistan e quanto ogni militare di professione si debba tenere in ordine fisicamente – come un vero atleta – per superare la prova fisica annuale. Infine, il generale Leso, si è alzato dalla propria poltroncina per indicare al pubblico e segnatamente al pubblico più giovane, la grafica del convegno che campeggiava alle spalle dei relatori. “Se siamo qui a parlare liberamente di Jessie Owens – ha detto con voce ferma – è per i tanti soldati che hanno combattuto per la libertà e se siamo qui a leggere quelle parole scritte nella nostra lingua è perché abbiamo difeso la nostra nazione”. E continueremo a difenderla. 

 

III Panel: Sport, Religione & Diritti Umani

Sport, Religione & Diritti Umani

Moderatore: Domenico Letizia

Durante i lavori del “Convegno Sport e Cultura”, focus della prima edizione “Sport e Globalizzazione”, ho avuto il piacere e l’onere di moderare il panel dedicato a “Sport, Religione e Diritti Umani”. Al panel ha partecipato Antonio Stango, politologo, editore ed espero di Diritti Umani a livello internazionale, il professore Aldo Aledda, scrittore e docente universitario e il filosofo Romano Toppan, docente dell’Università di Verona. La discussione ha sviscerato la storia dello sport, lungi dal soffermarsi esclusivamente sul mero dato agonistico, ma come momento di riflessione sulle complesse dinamiche delle società contemporanee. Le domande rivolte ai relatori hanno evidenziato il carattere universale dei principi che regolano i diritti riconosciuti come universali e i principi dell’attualità sportiva. Il filosofo Toppan e il politologo Stango hanno ribadito l’essenzialità di una storiografia che guardi allo sviluppo della proiezione internazionale dello sport italiano. Sebbene la sfera dello sport sia relativamente autonoma rispetto al sistema di relazione a cui appartiene, i rapporti di forza dello sport internazionale tendono a riflettere quelli della politica internazionale. Il professore Aledda ha dichiarato che lo sport, in tale ottica, diventa un contenitore dove inserire morale e regole che la società tende a vedere nello sport, dimenticando il lato umano che si cela dietro ogni professionista e mitizzando quelli che sono i principi socialmente riconosciuti di correttezza e professionalità internazionale. La discussione ha analizzato il legame che lo sport moderno ha sviluppato nella dimensione internazionale, che ha finito per interagire con la politica internazionale e i suoi attori. Con “sport della contemporaneità”, definiamo un fenomeno che si presenta secolarizzato, prevede l’uguaglianza e l’universalità, come i principi alla base delle dichiarazioni universali dei diritti umani, consente a tutti di avere l’opportunità di competere garantendo in partenza le stesse opportunità di vittoria, richiede una sempre maggiore specializzazione, impone regole che ne razionalizzino le procedure e necessita di istituzioni che facilitino un’organizzazione burocratica, un approccio che ritroviamo anche nella storia delle religioni. Il politologo Stango, inoltre, ha soffermato l’attenzione sull’analisi dei rapporti di genere nell’attività sportiva, evidenziando i gap sostanziali che la contemporaneità svela e incentivando il dibattitto ad un approfondimento sulla problematica di genere legata all’attività e alla gestione sportiva. Da un punto di vista accademico, quello fra sport e relazioni internazionali è stato a lungo un rapporto complicato. Lo sport veniva concepito come un qualcosa non imponente come la politica ma, contemporaneamente, come ad un qualcosa di puro, immune dalle meschinità del mondo politico. Con la fine del comunismo e il presentarsi della società in rete, la crescente attenzione verso la capacità di attrazione e di persuasione del capitale sociale ha riconosciuto la dimensione politica transnazionale dello sport. Molti sport non sono più identificabili come il prodotto di una singola nazionale, ma sono oggetto di studio solo in ottica internazionale, in cui l’avversario non è un nemico da abbattere ma un soggetto di cui si necessita per gareggiare. I relatori hanno evidenziato che è proprio la natura emozionale, insieme personale, pubblica e popolare, altamente visibile nello sport a rendere questo fenomeno significativo per le relazioni internazionali. Ritornando alle riflessioni di Aledda, lo sport può divenire strumento delle dittature ma può essere anche strumento per la diffusione di principi democratici e universalistici. Altro aspetto essenziale sottolineato dai relatori e in particolare dal professore Aledda è l’approccio superficiale e la tendenza a minimizzarne la portata nell’analizzare una serie di studi in rapporto a sport e giovani e sport ed educazione, in cui un certo numero di sociologi italiani, impegnati in ricerche sull’universo giovanile, cercano di sottovalutare l’importanza dell’attività sportiva, affrettando e semplificando le analisi e, qualche volta, addirittura inquinando, confondendo, svuotando e pasticciando dati. Per alcuni, praticare un’attività sportiva, nell’ambito delle attività organizzate, può costituire, sì, un fatto importante - e non può non esserlo perché i numeri sono lì a dimostrarlo - ma viene comunque posta dopo tanti altri interessi giovanili, spesso banali e casuali, oppure quasi fisiologici, come il ritrovarsi accanto al muretto o frequentare sale da ballo. Uno studioso serio come il politologo americano Robert Putnam, nel suo celebre saggio sulle Regioni italiane, non manca di constatare che l’associazionismo italiano è, in larghissima misura, di natura sportiva. I relatori, soffermandosi sull’esposizione di Aldo Aledda, hanno convenuto rimembrare che, nel rapporto tra universalismo, educazione e geopolitica, alla base vi è la constatazione che, per un paese alla costante ricerca di ciò che lo tiene insieme, lo sport assume un peculiare valore geopolitico, concetto anche religioso, come ribadito da Toppan. Il politologo Stango ha sottolineato che lo sport essendo un’attività che non possiede una valenza politica a priori, qualunque regime che lo desideri può veicolare la propria ideologia e le proprie politiche attraverso lo sport, esattamente come tutte le cause possono trasformare gli spazi pubblici dello sport in un palcoscenico internazionale. Considerata l’attualità dello sport, nell’epoca contemporanea, tale approccio è essenziale per la diffusione dei principi universali riconosciuti dalle convenzioni per i diritti umani. Le istituzioni sportive hanno generato un meccanismo istituzionale di organizzazioni internazionali che interagiscono tra loro, con quelle governative statali e con quelle internazionali non governative (ONG). Tale approccio, da sostenere, convengono tutti i relatori del panel, è evidente nella proposta degli organizzatori dei lavori di formulare, condividere e diffondere un “Manifesto dei diritti europei dello sport di tutti” da presentare al Consiglio d’Europa. L’affermazione della vittoria o della sconfitta in un’attività sportiva sono le due facce della stemma medaglia, riassumibili nel diritto alla partecipazione, all’inclusione e all’integrazione, contro ogni faziosità e discriminazione di qualsiasi genere.

IV Panel: Sport & Europa

Sport & Europa

Stefania Schipani

Il rapporto tra la globalizzazione e lo sport non può prescindere dal rapporto dello sport con l’Europa. Proprio lo sport può rappresentare un volano utilissimo per il rilancio di un’idea “sana” di Europa intesa come Europa dei cittadini che non può non coinvolgere i giovani. 

Lo sport interessa sempre di più la popolazione sia in Italia sia in Europa e questo rappresenta un fattore positivo per l’economia, il benessere, l’integrazione sociale. 

Qualche numero per tutti: in Italia sono circa 15 milioni le persone che sono impegnate in modo più o meno professionale in attività sportive. Se si pensa che, come rileva l’Istat, nel 1959 lo sport (soprattutto caccia e calcio) era un’attività praticata soltanto da 1 milione e 230 mila persone, soprattutto uomini adulti, e che soltanto l’1% degli sportivi aveva meno di 14 anni, il progresso è stato davvero notevole. 

Nel 2016 una persona su quattro fa sport e ciò significa che lo sport si è trasformato nel tempo in un’attività di rilevanza sociale a tutti i livelli.

Ci sono però ancora molte differenze fra i territori italiani.  Nel Nord-est pratica uno sport il 30,5% della popolazione mentre nel Sud soltanto il 17,5%.  La pratica dello sport dipende quindi fortemente dalla disponibilità economica e dalle infrastrutture. Proprio per questo motivo, favorire in tutti i modi lo sport significa favorire anche l’inclusione sociale e lo sviluppo.

Lo sport fa bene anche la salute e, come sostiene anche l’OMS, l’inattività fisica rappresenta il quarto fattore di rischio per la mortalità. Sedentarietà ed eccesso di peso rappresentano un rischio per oltre la metà degli adulti.

Inoltre non è trascurabile l’impatto economico dello sport che occupa in Italia quasi 117 mila persone (lo 0,5% del totale degli occupati). Anche qui il made in Italy si fa sentire e l’Italia è tra i paesi principali esportatori di prodotti sportivi nell’Unione europea. 

Eppure l’Ue ha fatto proprio in tempi relativamente recenti un ruolo attivo per lo sport.

I trattati non contemplano una competenza giuridica specifica in materia di sport prima del 2009. La Commissione ha infatti gettato le basi per una politica dello sport dell’Ue con il Libro bianco sullo sport del 2007 e il relativo piano d’azione «Pierre de Coubertin» del 2008. In seguito soltanto con l’entrata in vigore del trattato di Lisbona, nel 2009, ha acquisito per la prima volta una competenza specifica nel settore dello sport, per lo sviluppo di politiche concrete e per la promozione della cooperazione e la gestione di iniziative a sostegno dell’attività fisica e dello sport. 

L’articolo 6, lettera e), del trattato sul funzionamento dell’Unione europea (TFUE) stabilisce che l’Ue ha competenze per svolgere azioni intese a sostenere o completare l’azione degli Stati membri nel settore dello sport, e l’articolo 165 contiene gli aspetti particolareggiati della politica per lo sport. L’Unione «contribuisce alla promozione dei profili europei dello sport, tenendo conto delle sue specificità, delle sue strutture fondate sul volontariato e della sua funzione sociale ed educativa” e mira a «sviluppare la dimensione europea dello sport, promuovendo l’equità e l’apertura nelle competizioni sportive e la cooperazione tra gli organismi responsabili dello sport e proteggendo l’integrità fisica e morale degli sportivi, in particolare dei più giovani tra di essi».

Molto si sta realizzando ora attraverso il programma Erasmus+, e i ministri dello sport dell’UE si incontrano anche in occasione delle riunioni del Consiglio «Istruzione, Gioventù, Cultura e Sport». La Corte di giustizia europea ha parallelamente sviluppato una giurisprudenza importante con ripercussioni di grande portata sul mondo dello sport (come il caso Bosman). 

La risoluzione del Consiglio e dei rappresentanti dei governi degli Stati membri del 21 maggio 2014, sul piano di lavoro dell’Unione europea per lo sport (2014-2017), ha individuato tre principali ambiti di preoccupazione per l’UE: l’integrità dello sport, la sua dimensione economica e il rapporto tra sport e società. Importanza crescente ha la settimana europea dello sport, costituita da una serie di iniziative per incoraggiare i cittadini europei a praticare un’attività fisica e l’UE la sostiene tramite il programma Erasmus+. 

Nel settembre 2016 la Commissione ha anche pubblicato uno studio che esamina in che modo lo sport sostiene l’integrazione dei migranti in Europa. promuovendo progetti e reti per l’inclusione sociale dei migranti attraverso i fondi strutturali e di investimento europei e il programma Erasmus+. 

Questi successi del ruolo dello sport indicano che ha attecchito il messaggio che lo sport rappresenta qualcosa di benefico per tutti. Ciò è stato possibile grazie ad iniziative a tutti i livelli che sono state veicolate in modo diverso e da diversi attori, come in occasione del convegno Sport e Globalizzazione tenutosi a Monastier il 6 novembre 2017.

Questi risultati hanno bisogno di messaggi che sottolineino i valori corretti dello sport. 

È nata così una nuova iniziativa: quella di un Manifesto europeo che rovescia provocatoriamente ciò che siamo abituati a considerare come l’obiettivo principale della competizione sportiva. 

È il Manifesto europeo sul valore della sconfitta.

La sconfitta fa parte del confronto sportivo. Di fronte ad uno sportivo che vince, c’è sempre uno sportivo che ha perso per il quale il valore dello sport non è certo inferiore. 

L’iniziativa del Manifesto è sostenuta anche dalla Federazione Italiana  Federazione Italiana Diritti Umani, presieduta da Antonio Stango e dal centro studi europei Rifareleuropa e si pone l’obiettivo di costruire una base ideale comune per realizzare progetti di informazione, formazione e sensibilizzazione sui valori dello sport nelle scuole, a partire dal Veneto per arrivare nelle altre regioni italiane.  

Ed è soltanto l’inizio di un nuovo percorso che vedrà associazioni grandi e piccole in interventi sul territorio che coinvolgano giovani e meno giovani in un’inclusione sociale per tutti. 

Come diceva Pierpaolo Pasolini in una frase che è il fulcro del Manifesto:

“Ma io sono un uomo che preferisce perdere piuttosto che vincere con modi sleali e spietati. Grave colpa da parte mia, lo so! E il bello è che ho la sfacciataggine di difendere tale colpa, di considerarla quasi una virtù…”. Pier Paolo Pasolini

 

UN MANIFESTO EUROPEO SUL VALORE 

DELLA SCONFITTA DALLE SCUOLE VENETE

Da Venezia e dalle Scuole del Veneto un manifesto europeo per l’affermazione che la vittoria e la sconfitta sono le due facce della medesima medaglia ovvero il diritto alla partecipazione, all’inclusione, all’integrazione, alla salute contro le discriminazioni di genere e di razza, di abilità fisica e psichica, di credo religioso o di opinione politica, ogni faziosità e prepotenza del vincitore sullo sconfitto.

 

Il progetto prevede attività di promozione, informazione, formazione e sensibilizzazione che coinvolgeranno inizialmente le scolaresche delle scuole medie inferiori del territorio veneto per arrivare ad includere progressivamente un pubblico più vasto italiano ed europeo attraverso la condivisione di un “Manifesto dei diritti europei allo sport di tutti” da presentare al Consiglio d’Europa.

L’iniziativa è sostenuta anche dalla Federazione Italiana Federazione Italiana Diritti Umani, presieduta da Antonio Stango e dal centro studi europei Rifareleuropa, presieduto da Stefania Schipani, presenti al convegno insieme all’Ambasciatrice Luisella Pavan-Woolfe, direttrice dell’Ufficio Italiano del Consiglio d’Europa. 

Le attività progettuali saranno realizzate attraverso il coinvolgimento delle regioni italiane con l’intento di sviluppare una partnership con altri paesi europei nel rispetto dei principi del Manifesto qui indicati:

• lo sport è un terreno di confronto fra diversità

• lo sport non è scontro

• la vittoria non implica mai sottomissione 

• la sconfitta non è fallimento

• lo sport è espressione di libertà

• lo sport è lealtà 

• lo sport non è esercizio della forza

• lo sport è inclusione

• lo sport è etica

 

L’incipit del Manifesto è tratto da una famosa frase dello scrittore friulano Pierpaolo Pasolini:

“Ma io sono un uomo che preferisce perdere piuttosto che vincere con modi sleali e spietati. Grave colpa da parte mia, lo so! E il bello è che ho la sfacciataggine di difendere tale colpa, di considerarla quasi una virtù…”. Pier Paolo Pasolini

Consiglio d’Europa & Sport

Consiglio d’Europa & Sport

Ambasciatrice Luisella Pavan Woolfe, Direttrice Ufficio di Venezia Consiglio d'Europa

Tutti noi comprendiamo il valore dello sport.   

Sappiamo che quando i nostri figli partecipano ad una attività sportiva imparano dei “life skills”, delle abilità sociali e personali che li aiuteranno per tutta la vita. Imparano a aderire alle regole, mostrare rispetto, lavorare in squadra, avere fiducia in sé stessi e stima di sé.

Sappiamo anche che i bambini ed i ragazzi che più tardi diventano atleti d’ élite innalzano a nuove vette questi valori e li portano sulla scena nazionale e internazionale. 

I panel di questa mattina ci hanno detto che sulla scena internazionale attraverso lo sport si costruiscono ponti, si piallano dissensi e si celebrano insieme le eccellenze.

Ma chi ha parlato prima di me ha anche sottolineato che lo sport non è immune da difficoltà e tensioni e che attraverso lo sport si giocano partite geopolitiche che riflettono equilibri e conflitti internazionali. Vorrei cercare di offrirvi qualche conclusione sui temi dell’etica, integrità, e sicurezza nello sport. 

 

Consiglio d’Europa e sport 

Negli ultimi quarant’anni, il Consiglio d’Europa ha promosso i valori positivi dello sport, ha cercato di estendere la partecipazione alle attività sportive e combattere le minacce a cui è confrontato a livello locale, nazionale e internazionale.

Ciò è in linea con la nostra missione di sostenere la democrazia, i diritti umani e - in particolar modo - lo Stato di diritto.

Dieci anni fa abbiamo compiuto un significativo passo avanti.  Il Consiglio d’Europa ha istituito l’EPAS, una piattaforma inclusiva per la cooperazione tra le autorità pubbliche e le organizzazioni sportive, non solo tra i nostri Stati membri, ma anche tra paesi extraeuropei. 

Si tratta di un forum in cui si discutono le tematiche emergenti, ma anche di un incubatore in cui sperimentare nuovi rimedi. 

La piattaforma offre a autorità e organizzazioni sportive una vasta gamma di informazioni, orientamenti e strumenti pratici per promuovere attività sportive etiche, inclusive e sicure.

Di pari passo, abbiamo adottato convenzioni multilaterali di ampio respiro, concepite per affrontare le grandi sfide sportive dell’era moderna.

Manipolazione delle competizioni sportive

La manipolazione delle competizioni sportive è una delle minacce da vincere.

Questo fenomeno nasconde una attività multimiliardaria e rappresenta una grave offesa per l’integrità dello sport.

Dove non c’è buona governance, aumenta il rischio che i partecipanti siano truffati e che diventino oggetto di pratiche scorrette, quali la discriminazione e il non rispetto dei diritti umani di cui ha parlato il quarto panel questa mattina.

Sappiamo tutti che l’attività criminale organizzata, e non, corrompe arbitri e atleti per distorcere l’esito di eventi sportivi. Dove questo accade, le reti criminali si arricchiscono e lo sport soffre.

Per questo motivo la Convenzione del Consiglio d’Europa del 2014 sulla manipolazione delle competizioni sportive impegna i paesi a mantenere standard elevati per evitare le partite truccate e fornisce loro i consigli e l’assistenza di cui hanno bisogno.

L’UNESCO ha svolto un ruolo determinante e di sostegno nei negoziati della Convenzione e nel processo di follow-up e invita tutti i paesi, non solo quelli europei  a unire gli sforzi attraverso l’ attuazione di questo testo.

 

Doping

Analogamente, l’uso di sostanze stupefacenti che migliorano le prestazioni (doping) distorce i risultati sportivi e mina la fiducia di tutti noi nello sport. Abbiamo tutti sentito parlare di casi e scandali di grande rilievo emersi negli ultimi anni in una vasta gamma di sport.

Anche qui, sono necessari sforzi internazionali per affrontare questo fenomeno.

La Convenzione antidoping del Consiglio d’Europa è stato il primo accordo internazionale giuridicamente vincolante in questo settore.

Ha spianato la strada alla creazione dell’Agenzia mondiale antidoping e della Convenzione UNESCO.

Oggi ci concentriamo su una duplice strategia: rafforzare il controllo dell’osservanza delle norme da parte degli Stati parti e fornire un’assistenza mirata ai paesi che vogliono migliorare la politica e le pratiche antidoping.

 

Corruzione

Gli effetti corrosivi della corruzione esistono anche nel campo sportivo.

E parliamo di un’altra piaga: abbiamo tutti letto di tangenti, scommesse truccate e  voti  comprati in procedure di gara.

La buona governance è fondamentale per eliminare le possibilità di questo tipo di azione criminale.

L’anno scorso, i ministri dello Sport del Consiglio d’Europa si sono riuniti a Budapest, dove hanno proposto un quadro di cooperazione tra gli Stati, le organizzazioni internazionali e il movimento sportivo internazionale per combattere la corruzione a livello internazionale.

Un gruppo di lavoro si è riunito  questa estate per dare forma a un “Partenariato internazionale contro la corruzione nello sport” e prendere misure concrete.

L’attuazione di una buona governance deve avvenire a tutti i livelli: locale, nazionale e internazionale. Nel 2018 e nel 2019 il Consiglio d’Europa  sosterrà gli Stati membri a  raggiungere gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile delle Nazioni Unite in aree che includono sia lo sport che la lotta contro la violenza, la discriminazione e la corruzione.

 

Lotta contro la discriminazione 

Questa mattina si è parlato di sport, religione e diritti umani. La buona governance richiede misure di lotta alla discriminazione, basata sulla razza, etnicità, abilità fisica e intellettuale, orientamento sessuale e genere. Dirò qualche parola sulla dimensione di genere. E ricordo che i diritti delle donne sono diritti umani.

Nel 2016, il Consiglio d’ Europa ha unito le forze con l’UE e il Comitato Olimpico Internazionale per sviluppare una serie di indicatori di parità tra i sessi nello sport.

Abbiamo lanciato una campagna di raccolta dati in cinque aree strategiche: donne in posizioni dirigenziali, allenatori femminili, violenza di genere, stereotipi di genere nei media e partecipazione allo sport.

Vogliamo intensificare questo sforzo e incoraggiare gli stati, le autorità e organizzazioni sportive a utilizzare questi indicatori per valutare il successo di politiche e iniziative in materia di parità di genere.

In questo ambito è poi necessario cambiare le mentalità e la cultura. Sono oggi presenti in sala numerosi giornalisti. Tengo quindi a sottolineare come sia importante il ruolo dei media nel combattere gli stereotipi di genere.  

 

Sicurezza nello sport 

Infine, vorrei spendere qualche parola sulla sicurezza e l’incolumità in occasione di eventi sportivi.

Una sola tragedia è una tragedia di troppo, e se da un lato non possiamo mai eliminare la possibilità di incidenti, incendi o pratiche scorrette, dall’ altro possiamo e dobbiamo continuare a impegnarci per ridurre al minimo i rischi. 

La convenzione del Consiglio d’ Europa del 2016 sull’approccio integrato in materia di sicurezza e servizio nelle partite di calcio e negli altri eventi sportivi va in questo senso. Stabilisce una cooperazione istituzionale tra tutte le parti interessate nell’organizzazione di eventi sportivi.

Questo ha incluso la formazione di personale addetto alla sicurezza di grandi eventi internazionali come Euro 2012  e lo farà ancora per un maggior numero di addetti per Euro 2020.

La convenzione sostituirà presto la vecchia Convenzione europea sulla violenza degli spettatori, adottata nel 1985 subito dopo la tragedia di Heysel, e ogni paese avrà l’opportunità di aderirvi e di beneficiare delle sue norme e indicazioni.

Sarà l’unico strumento internazionale giuridicamente vincolante che affronterà la questione.

Non sorprende quindi che sempre più paesi dell’America e dell’Asia partecipino ai lavori di messa in opera della convenzione, cosa che vediamo con grande soddisfazione.

 

Conclusione 

Lo sport dovrebbe essere etico, inclusivo e sicuro - dal livello amatoriale locale fino a quello professionista internazionale.

Il Consiglio d’ Europa ha maturato  decenni di esperienza  in questo campo.

Sì, l’EPAS e le nostre convenzioni sono state elaborate in Europa, ma sono aperte anche al resto del mondo.

Grazie a una cooperazione rafforzata con l’ UNESCO, possiamo ora estendere i vantaggi di queste norme e le nostre attività di monitoraggio e assistenza al di là dell’Europa.

Lo sport in un mondo globalizzato è lo specchio di equilibri e disequilibri internazionali; continua ad esser espressione delle nazioni e dei nazionalismi, ma è sempre più internazionale; ed ha bisogno di risposte globali per affrontare le grandi sfide sportive, ma anche culturali, sociali, economiche e politiche dell’era moderna.

V Panel: Sport, Impresa & Innovazione

 

Sport, Impresa & Innovazione

Moderatore: Paolo Navarro Dina

Il primo panel pomeridiano del “Convegno Sport e Cultura”, focus della prima edizione “Sport e Globalizzazione”, era intitolato “Sport, Impresa e Innovazione”. All’incontro-intervista hanno partecipato Tommaso Santini amministratore delegato del Parco Scientifico e consigliere d’amministrazione della Fondazione dell’Università Ca’ Foscari di Venezia e Tecnologico di Venezia; Vincenzo Marinese, imprenditore e neoeletto presidente di Confindustria Venezia-Rovigo e Luigino Rossi, già presidente di Rossi Moda, de Il Gazzettino e dell’Accademia di Belle Arti di Venezia.  Il moderatore, giornalista de Il Gazzettino, ha subito imbeccato Luigino Rossi sul tema e il navigato capitano d’industria non si è tirato indietro. “Io mi sono sempre occupato di calzature – ha attaccato – e non sfuggirà a nessuno il parallelo tra avanzamento tecnologico della scarpa e prestazione dell’atleta. Si pensi solo al calcio e alle fotografie di inizio secolo che vedevano i calciatori calzare calzature più simili a scarponcini che agli attuali scarpini in materiali plastici  ultraleggeri. E naturalmente non è solo la scarpa atletica ad avere fatto passi giganteschi ma tutto l’abbigliamento tecnico, oggi sofisticato, leggero ma resistente. Frutto di ricerca e investimenti considerevoli”. Marinese ha invece sottolineato il legame imprescindibile tra impresa e sport, sia dal punto di vista del sostegno finanziario ma anche identitario  e di fidelizzazione. Marinese, da poco alla guida degli industriali veneziani e rodigini, ha alle spalle una esperienza nella proprietà del Calcio Venezia. Ha quindi sottolineato l’esigenza di creare un connubio inscindibile tra squadra-movimento sportivo, territorio-città e imprese-sistema economico. “Non tralasciando la scuola e la formazione “ ha concluso. Santini ha evidenziato come anche la ricerca sia competitiva in sé e quanti siano i legami tra sport e innovazione a partire dalla vita dei campus e degli incubatori di impresa, dove tradizionalmente gli studenti e i ricercatori, svolgono una loro più o meno intensa attività sportiva. Rossi ha allargato il campo all’internazionalizzazione, ricordando che non si deve temere la partecipazione di chi non è italiano tanto nel comporre e gestire un team sportivo quanto una compagine societaria finalizzata alla produzione industriale. “Non condivido le diffidenze di chi vorrebbe un ‘nativismo’ anche nello sport oltre che in politica, perché il talento non ha confini o nazionalità e nemmeno i capitali. Il Made in Italy, poi, è a tal punto forte che non deve temere la competizione in quanto vincente di per sé”. Marinese ha analizzato i dieci anni di difficoltà dell’imprese italiana, raffrontandoli ad alcune difficoltà dello sport nazionale “anche se le cose stanno cambiando e il barometro economico segna tempo in miglioramento”. Ha poi condiviso l’opinione di Rossi sulla forza del Made in Italy e sulla forte tempre degli imprenditori veneti e italiani. “Tuttavia – e non è il solito ritornello – siamo penalizzati da un sistema farraginoso e che impedisce di fare tutto quello che sarebbe alla nostra potenziale portata”. Santini ha ricordato come nei paese anglosassoni e nordeuropei, l’attività sportiva sia considerata una componente essenziale di accompagnamento degli studi mentre il sistema educativo italiano abbia visto lo sport come una perdita di tempo nello studio e semmai un’alternativa ad esso. “Lo sport, invece è metafora della competizione anche con se stessi, nell’andare oltre sempre”. Rossi ha richiamato la sua esperienza giovanile di quando la fabbrica teneva aperto la domenica mattina, impedendogli di andare a giocare nella locale squadra calcistica, dove pure faceva bene ed era stimato. “Altri tempi, come altri tempi erano quelli nei quali andavo a curiosare a New York sollecitato da mio padre e vi trovai un mercato che lanciò verso l’industria la nostra piccola azienda familiare – ha rammentato con un pizzico di nostalgia – e nel tempo libero mi dividevo tra la curiosità verso l’arte (è un collezionista tra gli altri di Andy Warrol) e quegli sport, come il baseball e il football americano da noi poco conosciuti”. Santini si è anche lasciato andare ad un altro interessante paragone: la competizione che potrebbe/dovrebbe esserci tra parchi scientifici e tra atenei. “Se studenti e imprese fossero paragonabili ai tifosi che fruiscono delle spettacolari prestazioni, assisteremmo a feroci campagne acquisti dei migliori docenti e ricercatori, magari stranieri, e chissà che questo non sia anche il nostro futuro”. Rossi e Marinese hanno paragonato ancora le piccole e medie imprese italiane, che con la loro inventiva e buon gusto, spesso riescono a gareggiare alla pari, con le gigantesche multinazionali. Tuttavia, entrambi hanno concordato sul latitante ruolo della banche italiane e sostegno delle aziende. Paolo Navarro ha chiesto a tutti i relatori se un manager che porta risultati strabilianti si possa paragonare a un campione dello sport, ottenendo un sorriso di assenso e un applauso di chiusura lavori.

VI Panel: Sport & Estetica

Sport & Estetica

Moderatore: Filippo Caprioglio

Il sesto panel della giornata è stato moderato da Filippo Caprioglio, architetto veneziano che insegna all’università sia in Italia (Firenze) che negli Stati Uniti (New York). Protagonisti gli architetti Davide Cerini e Joseph Di Pasquale e la creatrice/designer di gioielli Marzia Pendini.

 

Parola subito a Di Pasquale: Nell’uso comune la parola estetica si riferisce all’aspetto esteriore delle cose in sintesi alla bellezza di ciò che vediamo. Può anche essere intesa come estetica o bellezza di un gesto atletico o di un movimento. Nella sua eccezione più generale estetica e quella parte di filosofia che ricerca come la nostra conoscenza del mondo passi attraverso i sensi.

Ovvero quale significato e valore noi diamo alla realtà a seconda di quello che percepiamo che vediamo che sentiamo, chiosa Caprioglio. Molti dei presenti sono stati protagonisti e attori dello sviluppo che ha avuto l’estetica dello sport fino ai giorni nostri.

Cerini: E quello che ci aspetta nel futuro può essere solo limitato dalla nostra capacità di immaginazione. Qui possiamo vedere esempi degli Stati e delle arene sportive più noti degli ultimi anni. Dove, oltre al lavoro degli ingegneri, un grosso contributo è stato dato da architetti e artisti. Questi templi dello sport che celebrano sia le discipline sportive che i loro campioni sono presentati come simboli di un paese, di una società, come veicoli di un valore.

Pensate ad esempio all’esperienza di un ragazzino che gioca in uno scatolone di cemento armato prefabbricato della palestra comunale, senza spazio per spettatori e con una acustica terribile che fa rimbombare ogni palleggio e ogni urla dei giocatori.

Si trova poi in trasferta in un altro comune dove trova una palestra magari in legno, in un parco, con degli spogliatoi colorati e in campo le tribune per gli amici e i familiari.

La sua percezione del mondo dice che dietro quella struttura, apparentemente più costosa, c’è una intera comunità che crede nel valore dello sport e per questo investe e partecipa di questa attività.

È la volta di Marzia Pendini. Lei rappresenta un esempio di eccellenza italiana e veneziana nel Mondo. Non la emoziona sapere che un gioiello creato da lei è indossato da qualcuno in qualche luogo della terra ed è un simbolo della sua creatività e al contempo della sua città? Un’idea creativa è sempre un’emozione. Certo, sono molto orgogliosa di pensare che ci sono persone che indossano un mio gioiello perché si sono fatte affascinare anche dal mondo che lo ha ispirato. L’importante è che per indossare un gioiello, non c’è il bisogno di apparire, o di ostentare ricchezza, ma, di stare bene con se stessi. Cerini: A livello del singolo sportivo, c’è oggi un mondo di ricerca tecnica ed estetica, sia su nuovi materiali, sia su comportamento dell’organismo durante lo sforzo fisico in ambienti diversi. Normali o estremi. Aldilà di ogni possibile discussione sugli interessi economici che possono stare dietro a questo mercato, possiamo notare che la comunicazione di questi valori è tutta in positivo. Lo sforzo costa fatica e sacrificio e a volte comporta anche dolore, ma la comunicazione è tutta sulle emozioni positive che nascono dal processo di miglioramento di se stessi e delle proprie prestazioni. Di Pasquale: Quando parliamo di conoscenza ed esperienza attraverso i sensi, dobbiamo anche considerare che qualcuno di noi non ha tutti i sensi. E quindi non può fare una esperienza specifica. Questa ragazza ad esempio è sorda. La tuta che indossa incorpora una serie di circuiti che riproducono la musica attraverso sottili vibrazioni a contatto con la pelle e la muscolatura. Di nuovo, lo sforzo di chi ha disegnato questa tuta, e di trasmettere con una estetica accurata un valore intrinseco positivo. Ci sono poi sul mercato una serie di gadget e sensori che, a prima vista, possono apparire come strumenti superflui in mano a dei fanatici superficiali. Ma vediamo di capire perché questi gadget hanno successo. Caprioglio: Come nasce un gioiello? Pendini: Dall’idea si passa  si passa al disegno che poi viene computerizzato per ottenere una misurazione esatta. Si realizza un prototipo in resina che è modificabile manualmente. Quindi si passa alla produzione che avviene nel nostro laboratorio Salvadori V370 nostro marchio. Inizialmente si realizzano pochi pezzi. Anzi, se le pietre sono importanti, il gioiello si modella sulla pietra. Cerini: A livello di estetica, ovvero di conoscenza attraverso i sensi, questi strumenti è come se aggiungessero dei sensi interni al nostro corpo. Temperatura, battito cardiaco, calorie consumate, distanze percorse, velocità e accelerazione. È la nostra curiosità di sapere di più Che ci spinge verso questi strumenti. Di Pasquale: Abbiamo poi il senso di appartenenza a una tribù. I colori della nostra fede sportiva. In questo caso la grafica pura, applicata all’abbigliamento e alla attrezzatura sportiva, enfatizza il senso di appartenenza ad un gruppo. Cerini: L’aspetto che più mi ha colpito nel preparare questo intervento è stato il cambiamento di atteggiamento generale verso l’handicap fisico. Aldilà dei risultati e delle emozioni che i nostri campioni ci hanno regalato durante le para olimpiadi. Quando oggi vediamo una persona che vive grazie a delle protesi futuristiche, i nostri sensi non dicono più che quella persona ha qualcosa di meno. Ma qualcosa di più. E questo, dal punto di vista psicologico, cambia completamente la percezione dell’altro, e di noi stessi se siamo noi gli utilizzatori di tali protesi. Di Pasquale: La tecnologia riesce anche a rendere di nuovo interessanti sport meno noti, come in questo caso il cricket, grazie a sensori che ci aiutano ad imparare quali siano i movimenti giusti da adottare con le attrezzature specifiche di questo sport. Cerini: Infine c’è un intero mondo di nuove esperienze che possiamo fare grazie a opportune stimolazioni dei nostri sensi. Una attrezzatura che tiene sospeso il nostro corpo e un visore per la realtà virtuale, possono simulare benissimo la sensazione fisica e visiva di volare, e aumentare le capacità di coordinamento motorio del nostro corpo. E poi c’è tutto il mondo della community. La voglia irresistibile che ha l’essere umano di far sapere agli altri quello che fa e di condividere le proprie esperienze ed emozioni. A maggior ragione se sono positive come il miglioramento delle proprie performance. Caprioglio termina il panel con Pendini: Cosa chiede al suo lavoro? Trasformare il lavoro in passione è la massima espressione di libertà.

VII Panel: Sport & Diritto

Il diritto allo sport

Moderatore: Luigi Fadalti

“L’attività sportiva è un diritto innegabile per tutti gli individui”,  ha detto il medico sportivo della Juventus Claudio Rigo. Si è affrontato anche il tema del doping. Particolarmente significativa è stata la testimonianza di medico ma anche di atleta portata dal dottor Maurizio D’Aquino che ha messo in evidenza come le sostanze dopanti in un mondo sempre più globalizzato siano ormai alla portata di mano di tutti. Internet consente a molti ragazzi di accedere a sostanze diverse. E’ così che arrivano a risultati in poco tempo senza passare dall’allenamento e dalla pratica. “Io mi alleno in palestra con compagni molto più giovani. Gente che in tre mesi, vorrebbe arrivare a risultati che io ho ottenuto dopo anni di allenamento in palestra anche per quattro volte a settimana” ha spiegato D’Aquino. Dobbiamo insegnare che lo sport è prevenzione, lo sport è salute, non solo un mezzo per ottenere una forma fisica da esibire sulla spiaggia. Drammaticamente devo dire che c›è ancora molto da fare sotto questo punto di vista. Ci troviamo di fronte ad una gioventù seduta. Con cattive abitudini. Analisi fatte su alcuni ragazzi del Veneto dimostrano che il 30 % è in sovrappeso, che il 30 % di loro consuma solo una porzione di frutta o di verdura durante la giornata” ha concluso D’Aquino.Critico invece nei confronti della sua categoria il dottor Angelo Genova. “Il medico deve essere più vicino al paziente, deve saperlo ascoltare. Secondo alcune statistiche si dedicano solamente otto secondi ad ascoltare le persone. Otto secondi perché abbiamo già in testa quello che vogliamo fare”.  Invece il paziente va ascoltato; il paziente va seguito” ha concluso Genova. La Casa di Cura di Monastier è 4° in Italia per protesi ortopedica. Un risultato raggiunto per sopperire alle necessità di una popolazione sempre più sportiva e anche più anziana. Un risultato arrivato anche grazie alla lungimiranza “sportiva” del suo amministratore delegato Gabriele Geretto. “Quando arrivai a Monastier nel 1972 ero un semplice ragioniere contabile. Ero alla fine della mia semplice e modesta carriera sportiva e non potevo certamente incidere sulle scelte imprenditoriali della proprietà” ha esordito Geretto. ”Ero un esperto giovane ma avevo bene in mente gli infortuni che succedevano in campo avendo giocato per tanti anni. All’epoca spesso si subivano falli importanti, che ora sono sanzionati con l’espulsione. Falli che causavano infortuni pesanti. Quando sono arrivato qui, avevo in mente un mio progetto, UNA STRUTTURA ORTOPEDICA PER GLI SPORTIVI. Fu così che quando del 98 divenni amministratore delegato ho fatto delle scelte indirizzate proprio a creare un punto di riferimento anche per gli sportivi” Ha detto Geretto. “Ebbi la fortuna di conoscere un medico, il dottor Fattori ortopedico di Udine che operava al ginocchio, legamenti e menisco. Stava uscendo da una struttura sanitaria friulana il “Gervasutta” ad indirizzo ortopedico. Lì, c’erano sanitari dotati di grossa capacità che venivano poi mandati nei vari ospedali della Regione. Venne a trovarmi un giorno e mi chiese di fare una prova anche per confrontare l’attività pubblica con quella privata. Dopo un mese mi disse che sarebbe venuto a Monastier. Questo segnò l’inizio del successo dell’ortopedia. Arrivarono altri sanitari dal Friuli. Tra questi anche il dottor Genova. Hanno unito le loro competenze ed è stato creato un gruppo di professionisti molto validi. Oggi la struttura è dotata di 35 Medici specialisti  n ortopedia. Ma non solo. Per arrivare al successo di oggi a questi professionisti è stata affiancata la tecnologia, ora importantissima. E’ così che con l’aiuto di questi sanitari abbiamo messo in piedi una sezione di diagnostica importante per l’ortopedico. Attualmente operiamo con i robot in ambito addominale e urologico. Operiamo nel presente ma guardiano al futuro. A breve ci doteremo di un robot studiato appositamente per gli interventi di ortopedia e diventeremo una delle poche strutture in Italia ad utilizzare strumenti di questo genere che sono importantissimi per la precisione chirurgica. Un gruppo di specialisti che ha contribuito a far collocare la nostra Struttura Sanitaria, al 4° posto, nella classifica italiana, per protesi ortopediche”.

VIIIPanel: Sport & Integrazione

Sport & integrazione

Moderatrice: Nelly Pellin

L’ultima parte della serata è stata dedicata allo “Sport ed integrazione”. Lo sport come elemento importante di condivisione, che aiuta a crescere e a superare le tante difficoltà della vita. Ne sono state un esempio le donne del “Trifoglio Rosa” Lilt di Mestre. Donne che hanno lottato per tanto tempo contro il cancro e grazie alla squadra sono riuscite a superare, tutte insieme, momenti difficili. Sono l’esempio di come lo sport, che rappresenta unione e condivisione, serva per riprendere in mano la propria vita. Queste donne dopo la malattia e gli interventi si sono messe a pagaiare. Si ritrovano due volte alla settimana alla Canottieri Mestre di San Giuliano per gli allenamenti che sono importantissimi per recuperare l’uso degli arti superiori dopo lo svuotamento ascellare dovuto ad un intervento chirurgico al seno. Durante il loro intervento hanno raccontato le proprie esperienze. Come la presidente Manuela Pieretto che si è ammalata di cancro al seno nel novembre del 2012. “A gennaio 2013 ho avuto il mio primo intervento” ha raccontato Manuela. “La mia prima sfida è stata quella di cacciare quello che io ho chiamato l’intruso: il cancro”. Sono seguiti molti altri interventi e ora sto bene. Mi ritengo molto fortunata e sono molto soddisfatta degli obbiettivi che in questi 4 anni ho raggiunto. La malattia ti fortifica, al punto di farti ricredere su ciò che credevi impossibile; al punto di non riconoscere più te stessa, che non credevi capace di tanto. E così è venuta fuori la mia determinazione.  O l’altra donna rosa del “Trifoglio Rosa” il capitano Ivonne Chiarin. “Aver conosciuto le amiche del Trifoglio Rosa, non solo mi aiuta fisicamente. Con loro io non mi sento sola. Loro capiscono la mia apprensione. Quando si avvicina il momento dei controlli le sento vicine. Con loro non devo fingere; mentre a volte, con i familiari lo fai, magari per non preoccuparli. Con loro sono sempre me stessa” ha detto Ivonne.  Il loro intervento è stato anticipato dalla proiezione del video che le ha viste protagoniste lo scorso settembre a Venezia ai mondiali di Dragon boat. Un evento che la Casa di Cura di Monastier, attraverso il suo amministratore delegato Gabriele Geretto, ha voluto supportare attraverso la sponsorizzazione della squadra. Insieme alla squadra del Pink Butterfly di Roma, nella prima gara avversarie, sull’imbarcazione da 20 posti, sono riuscite a tagliare il traguardo per prime ottenendo la medaglia d’oro. Significativo è stato il momento in cui hanno raccontato di essere salite sul podio più alto per la premiazione e tutte insieme hanno intonato di l’inno di Mameli che per problemi tecnici l’organizzazione non era riuscita a duplicare. Fanno parte della squadra del “Trifoglio Rosa” anche Tiziana Zennaro, Cristina Piroddi, Larisa Grozman, Fiorella Ferialdi, Daniela Galletta, Valeria Paolin, Michela Piasentini, Bruna Beghi. Ci sono anche le new entry Mariolina, Cristiana, Rossana e Sabrina. Ha partecipato alla serata anche la PDM, la “Polisportiva Disabili della Marca Trevigiana”. La squadra, supportata anch’essa dalla “Casa di Cura di Monastier” gioca a basket ed è composta da 15 atleti disabili (Roberto, Casagrande, Mattia Marcuzzo, Gianluca Cappellazzo, Vickson Ezeanyim, Massimo Girardello, Marco Dal Fitto, Rocco Iannelli, Stefano Alba, Stefano Franchin, Valerio Dal Ben, Gelu Vrabie, Veli Toska, Dario Benedetti) oltre a Mirco Bolzonello, Fabio Santinon, Eros Mazzon, Alberto Pozzobon e Vincenzo Liguori che nello sport hanno trovato un elemento importantissimo di aggregazione. I loro allenamenti si svolgono settimanalmente nella palestra di Sant’Antonino a Treviso. La carica che trasmettono ogni volta che giocano a basket è qualcosa di contagioso. Non si fermano di fronte a nulla. Ogni singola azione di gioco emana un’energia che nulla ha da invidiare alle squadre di pallacanestro normodotate. “Prima dell’incidente che mi ha costretto alla carrozzina” ha raccontato il presidente della PDM Paolo Barbisan, “Non praticavo nessun tipo di sport. Dopo ho iniziato a mettermi in gioco. Prima con il tiro con a segno, ottenendo anche 2 medaglie d’oro e una d’argento in Finlandia nel 1995 ai campionati europei e dopo varie esperienze comprese le paraolimpiadi di Atlanta 1996 e Sydney 2000, ho finito la carriera agonistica ai Mondiali a Seul (Corea) nel 2002 con un bronzo. Contemporaneamente nel basket in carrozzina prima come atleta e ora come dirigente, accompagnatore autista”.  Ha raccontato della sua esperienza di gioco anche Vickson Ezeanyim atleta nato a Roma nel 1990 da genitori Nigeriani che vive a San Donà di Piave e dopo una grave malattia è stato sottoposto ad una amputazione completa di una gamba. Non si è mai perso d’animo e contemporaneamente agli studi conclusi con la laurea ha iniziato a praticare il basket in carrozzina prima con la PDM, poi durante il periodo universitario a Padova per poi tornare nuovamente con la Polisportiva Disabili della Marca di Treviso.

Lo sport in qualsiasi posto venga praticato rappresenta qualcosa di speciale. In particolare per i giovani della Sierra Leone amputati, alle braccia e alle gambe, a seguito della cosiddetta guerra dei diamanti. Grazie ad un progetto dell’associazione Around Us Onlus di Monastier, molti ragazzi ai quali sarebbe preclusa qualsiasi tipo di attività fisico sportiva, sono riusciti a fare squadra.  Si sono messi in gioco per vincere durante le partite di calcio ma anche per vincere nella vita. Particolarmente toccante è stato il video che è stato proiettato durante la serata e che vede questi giovani giocare a calcio con le stampelle in un campo, allestito provvisoriamente in un arido terreno della Sierra Leone. La gioia di tirare in rete, di fare goal, l’entusiasmo di gioire con i compagni. Una forza incredibile la loro che è riuscita ad emergere grazie al progetto di riabilitazione sportiva di Around Us Onlus.  Ormai da parecchi anni molti medici due volte all’anno, trascorrono le vacanze, a loro spese, nel paese africano per aiutare questi giovani e soprattutto gli orfani dell’epidemia di ebola. “È importante aiutarli nel loro Paese” ha detto la vicepresidente Emanuela Calvani presente alla serata. “Lo sport in questo caso li aiuta a farli sentire vivi, partecipi della vita sociale e comunitaria. Lo sport fornisce loro quell’ entusiasmo per continuare a progettare un futuro diverso. Un futuro dignitoso e di speranza”.

 

I Premi Giorgio Mazzanti & Ercole Olgeni

Al giornalista Marco Bellinazzo de Il Sole 24 Ore il Premio Giorgio Mazzanti

e all’allenatore dell’Udinese Luigi Del Neri il Premio Ercole Olgeni 

assegnati dall’Unione Nazionale Veterani dello Sport

 

È il giornalista Marco Bellinazzo del quotidiano economico Il Sole 24, abituale collaboratore di Tuttu Convocati trasmissione del primo pomeriggio di Radio 24 e autore del libro di successo I Veri Padrini del Calcio il vincitore della prima edizione del Premio “Giorgio Mazzanti” ed è l’allenatore dell’Udinese Calcio Luigi Del Neri il vincitore del Premio “Ercole Olgeni”, assegnati oggi dalla Unione Nazionale Veterani dello Sport di Venezia, nel corso del Focus Sport e Globalizzazione che si è svolto a Monastier (Treviso) nell’aula Antonio Calvani del Centro Servizi di Villa delle Magnolie. Il premio – supportato da Sogedin Spa e dal livello regionale veneto e nazionale dell’Unvs - è una scultura del Maestro veneziano Giorgio Bortoli che ha per base una pietra originale del campanile di San Marco crollato nel 1904 sulla quale sono posti cinque anelli incatenati a simboleggiare i cerchi olimpici. I premi sono intitolati al dottor Giorgio Mazzanti, chirurgo attivo per anni nella struttura della Casa di Cura, amico del fondatore Antonio Calvani e medico sportivo e a Ercole Olgeni, veneziano, che è stato un canottiere della Società Bucintoro di Venezia, medaglia d’oro nel due con di Canottaggio ai Giochi olimpici di Anversa 1920 e d›argento a Parigi 1924. La sezione Unvs di Venezia è a lui intitolata.