1/2022

VIAGGIARE SICURI

Consigli agli italiani 

in viaggio

 

Prima di partire per l’estero

• Informatevi

• Informateci 

• Assicuratevi

 

Informatevi

Il sito www.viaggiaresicuri.it, curato dall’Unità di Crisi del Ministero degli Esteri e della Cooperazione Internazionale in collaborazione con l’ACI, fornisce informazioni quanto più aggiornate possibile su tutti i Paesi del mondo.

Nella pagina del Paese dove intendete recarvi appare in primo piano un AVVISO PARTICOLARE con un aggiornamento sulla situazione corrente, in particolare su specifici problemi di sicurezza, fenomeni atmosferici, epidemie, ecc.

Oltre all’Avviso Particolare è disponibile la SCHEDA INFORMATIVA, che fornisce informazioni aggiornate sul Paese in generale, con indicazioni sulla sicurezza, la situazione sanitaria, indicazioni per gli operatori economici, viabilità e indirizzi utili.

Ricordatevi di controllare www.viaggiaresicuri.it 

anche poco prima della vostra partenza perché le situazioni di sicurezza dei Paesi esteri e le misure normative e amministrative possono variare rapidamente: sono dati che aggiorniamo continuamente.

Potete acquisire le informazioni anche attraverso la Centrale Operativa Telefonica dell’Unità di Crisi attiva tutti i giorni (con servizio vocale nell’orario notturno):

• dall’Italia 06-491115

• dall’Estero +39-06-491115

 

Informateci

Prima di partire potete anche registrare il vostro viaggio sul sito www.dovesiamonelmondo.it indicando le vostre generalità, l’itinerario del viaggio ed un numero di cellulare. Grazie alla registrazione del vostro viaggio, l’Unità di Crisi potrà stimare in modo più preciso il numero di italiani presenti in aree di crisi, individuarne l’identità e pianificare gli interventi di assistenza qualora sopraggiunga una grave situazione d’emergenza.

Tutti i dati vengono cancellati automaticamente due giorni dopo il vostro rientro e vengono utilizzati solo in caso d’emergenza per facilitare un intervento da parte dell’Unità di Crisi in caso di necessità.

Oltre che via internet, potete registrarvi anche con il vostro telefono cellulare, inviando un SMS con un punto interrogativo ? oppure con la parola AIUTO al numero 320 2043424, oppure telefonando al numero 011-2219018 e seguendo le istruzioni.

 

Assicuratevi

Suggeriamo caldamente a tutti coloro che sono in procinto di recarsi temporaneamente all’estero, nel loro stesso interesse, di munirsi della Tessera europea assicurazione malattia (TEAM), per viaggi in Paesi dell’UE, o, per viaggi extra UE, di un’assicurazione sanitaria con un adeguato massimale, tale da coprire non solo le spese di cure mediche e terapie effettuate presso strutture ospedaliere e sanitarie locali, ma anche l’eventuale trasferimento aereo in un altro Paese o il rimpatrio del malato, nei casi più gravi anche per mezzo di aero-ambulanza.

In caso di viaggi turistici organizzati, suggeriamo di controllare attentamente il contenuto delle assicurazioni sanitarie comprese nei pacchetti di viaggio e, in assenza di garanzie adeguate, vi consigliamo fortemente di stipulare polizze assicurative sanitarie individuali.

È infatti noto che in numerosi Paesi gli standard medico-sanitari locali sono diversi da quelli europei, e che spesso le strutture private presentano costi molto elevati per ogni tipo di assistenza, cura o prestazione erogata. Negli ultimi anni, la Direzione Generale per gli Italiani all’Estero e le Politiche Migratorie (DGIT) ha registrato un aumento esponenziale di segnalazioni di casi di italiani in situazioni di difficoltà all’estero per ragioni medico-sanitarie.

Occorre ricordare che le Rappresentanze diplomatico-consolari, pur fornendo l’assistenza necessaria, non possono sostenere nè garantire pagamenti diretti di carattere privato; soltanto nei casi più gravi ed urgenti, esse possono concedere ai connazionali non residenti nella circoscrizione consolare e che versino in situazione di indigenza dei prestiti con promessa di restituzione, che dovranno essere, comunque, rimborsati allo Stato dopo il rientro in Italia.

Per ottenere informazioni di carattere generale sull’assistenza sanitaria all’estero, si rinvia al sito del Ministero della Salute, evidenziando in particolare il servizio “Se Parto per…” che permette di avere informazioni sul diritto o meno all’assistenza sanitaria durante un soggiorno o la residenza in un qualsiasi Paese del mondo.

In questo numero

 

 

Massimo Annati, Contrammiraglio.

 

Domenico Letizia, Giornalista.

 

Eleonora Lorusso, Giornalista. 

 

Agata Lucchetta, Ricercatrice.

 

Giorgio Radicati, Ambasciatore.

 

Riccardo Roiter Rigoni, Fotografo.

 

Luca Volpato, Ufficio Italiano del Consiglio d’Europa.

 

 

 

In copertina: Vladimir Putin

CHI È VLADIMIR PUTIN

 

Di origini modeste, laureatosi in legge all'università di Leningrado, nel 1975 entrò nel KGB, per il quale lavorò, dal 1985 al 1989, nella Repubblica Democratica Tedesca. Tornato in Russia, si schierò con l'ala favorevole alla perestrojka e, lasciato il KGB nel 1991, ricoprì svariati incarichi nell'amministrazione municipale di San Pietroburgo, retta dal riformista A. Sobčak, di cui divenne stretto collaboratore. Nel 1996 si trasferì a Mosca ed entrò nello staff di B. N. El´cin. Nominato capo del Consiglio di sicurezza federale (ex KGB) nel 1998 e, nel marzo del 1999, capo del Consiglio di sicurezza russo, nell'agosto dello stesso anno assunse la carica di primo ministro. In tale veste riprese le operazioni militari in Cecenia, guadagnandosi il sostegno dell'opinione pubblica nazionalista. Dopo le dimissioni di El´cin (dic. 1999), assunse ad interim il ruolo di capo dello Stato e fu confermato alla presidenza nelle elezioni del marzo 2000, ottenendo il 53% dei consensi. Il conflitto russo-ceceno ebbe una parte centrale durante il suo primo mandato presidenziale. Al riguardo gli obiettivi principali furono: debellare il terrorismo ceceno, restituire alla Russia un territorio che storicamente le apparteneva, ripristinare l'autorità russa in area caucasica, scemata per l'influenza degli USA. Sul piano economico interno la sua amministrazione puntò al risanamento economico, e nel corso del 2001 promosse riforme volte alla privatizzazione di importanti imprese statali. Putin ha attuato una serie di riforme negli ambiti pensionistico, bancario e fiscale, e i suoi interventi in campo economico hanno ottenuto risultati soddisfacenti (incremento della produzione industriale e agricola, e delle esportazioni); ha inoltre lanciato un'energica campagna contro la corruzione, che ha fatto alcune vittime eccellenti, quali i magnati B. Berezovskij, V. Gusinskij e M. Chodorkovskij. Sul piano diplomatico ha incrementato le relazioni con la Cina e con l'Unione Indiana, nel quadro di un generale rilancio del ruolo strategico del paese e di riequilibrio delle relazioni con i paesi europei ma soprattutto con Washington, relazioni raffreddatesi anche in seguito alla ripresa, da parte del presidente G. W. Bush, del progetto di difesa antimissile (lo scudo spaziale). Dopo gli attentati di New York e Washington dell'11 settembre 2001, Putin sostenne gli USA nella lotta al terrorismo internazionale. La ripresa del dialogo culminò negli accordi del maggio 2002 che prevedevano l'impegno della Russia e degli Stati Uniti alla riduzione degli arsenali nucleari e la collaborazione tra Mosca e la NATO. Nel 2003 si oppose al piano di intervento armato della coalizione angloamericana in Iraq contro il regime dittatoriale di S. Ḥussain. Sul fronte interno, in occasione delle elezioni del marzo 2004, venne rieletto con il 71,2% dei voti, grazie alla mancanza di una vera opposizione, ma grazie anche al favore dell'opinione pubblica nei confronti dei punti centrali della sua politica: ferma lotta al terrorismo e accelerazione dei ritmi di crescita dell'economia. Nel 2005 è stato il primo presidente russo a recarsi nello stato di Israele. Si è dedicato inoltre con determinazione a rinsaldare i legami con gli stati riuniti nel CSI (Comunità degli stati indipendenti), soprattutto in seguito al progressivo allargarsi dell'Unione Europea e della NATO ai paesi ex socialisti. Dopo l'insediamento alla presidenza del suo stretto collaboratore D.A. Medvedev a seguito delle elezioni  del marzo 2008, Putin ha assunto nuovamente la carica di primo ministro, continuando a mantenere un ruolo politico di primo piano grazie anche al rafforzamento delle competenze del premier, in particolare nella politica estera. Alle consultazioni parlamentari tenutesi nel dicembre 2011 il partito Russia Unita, di cui Putin è leader dal 2001, ha nuovamente raggiunto la maggioranza, seppure con un netto calo dei consensi: esso ha infatti ottenuto il 49,5% dei voti (il 15% in meno rispetto alle precedenti elezioni), aggiudicandosi 238 seggi su 450 grazie al sistema proporzionale che prevede la redistribuzione dei consensi raccolti dai partiti che non hanno superato lo sbarramento del 7%. Le elezioni presidenziali, svoltesi nel marzo 2012 in un clima di violente agitazioni sociali, hanno visto la riconferma (60%) di Putin per un terzo mandato. Sebbene negli anni successivi la crisi economica si sia aggravata e siano proseguite le proteste di massa contro la limitazione dei diritti civili garantiti dalla Costituzione, il partito del presidente ha vinto le legislative del settembre 2016 con il 54,2% dei voti ottenendo la maggioranza assoluta dei seggi, mentre alle consultazioni del settembre 2021 Russia Unita si è imposto con il 49,8% dei voti, conquistando oltre due terzi dei seggi. Eletto per un quarto mandato alle consultazioni del marzo 2018 con il 60% delle preferenze, nel luglio 2020 l'approvazione attraverso un referendum delle riforme costituzionali proposte dall'uomo politico, che prevedono tra l'altro l'annullamento del vincolo del secondo mandato presidenziale consecutivo, potrebbe permettere a Putin di ricandidarsi per altri due mandati, rimanendo al potere fino al 2036. Nel febbraio 2022 l'uomo politico ha rilanciato il piano imperialista già delineato nel 2014 con l'annessione della Crimea, invadendo il territorio dell'Ucraina e riconoscendo l'indipendenza delle autoproclamate repubbliche popolari di Donetsk e Luhansk, nel Donbass. (Treccani)

 

Difesa e Geopolitica

Finis Afghanistan

Massimo Annati

L’Afghanistan è stato spesso definito “tomba degli imperi” a causa delle sconfitte subite dall’impero britannico, dall’Unione Sovietica, ed infine dagli Stati Uniti e dai suoi alleati. In realtà la storia è ovviamente molto più complessa di quanto può raccontare una semplice etichetta, e per secoli quelle aspre vallate sono state luogo di scambi commerciali di influenza politica.  Gli stessi inglesi, pur avendo subito delle severe sconfitte militari nel XIX secolo, erano infine riusciti nel loro intento di costituire uno Stato cuscinetto per arginare l’espansionismo zarista installando al governo un Emiro a loro favorevole, e mantenendo il Paese nella propria sfera d’influenza fino al 1919. Quella celebre etichetta, però, ci può suggerire anche qualcosa di più, visto che dietro ogni sconfitta subita in territorio afghano, c’è comunque sempre stata un’altra potenza “imperiale” rivale a trarne vantaggio, come in una war by proxy.  La cosa ha avuto un particolare riscontro a partire dal 1979, con l’invasione sovietica che è stata sconfitta dopo 10 anni di guerra durissima, non dai soli mujaheddin afghani, ma anche dalle armi e dai miliardi di dollari inviati dagli Stati Uniti e dall’Arabia Saudita, nonché dall’utilizzo del confinante Pakistan trasformato in una retrovia di supporto per i combattenti anti-sovietici.  Lo stesso Pakistan è stato profondamente modificato da questo enorme flusso di denaro e di cieco supporto politico, trasformandosi da democrazia laica pur se traballante in regime integralista che dava ospitalità e supporto prima ai mujaheddin e poi ai talebani e ai terroristi di Al-Qaeda.

In realtà, potremmo dire che dietro ogni impero sconfitto o fermato, c’è sempre un’altra Potenza che cerca di trarre qualche vantaggio. È stato così per il “Grande Gioco” tra Russia zarista e Gran Bretagna, e poi tra l‘Unione Sovietica e gli Stati Uniti. Ora, dopo l’abbandono del Paese da parte dell’Occidente, ci sono diverse Potenze che cercano di ottenere vantaggi: prima tra tutti la Cina che mira allo sfruttamento delle grandi risorse minerarie del Paese e a realizzare una rete di infrastrutture per la Belt and Road Initiative presentandosi come altro dall’Occidente ed interessata esclusivamente agli affari, non ai diritti umani; poi il Pakistan, vero vincitore di questa guerra infinita, in quanto protettore dei talebani, un Paese che si è trasformato ormai in una potenza nucleare controllata da integralisti islamici, pur se alleato della Cina in funzione anti-indiana; la Russia che attraverso le confinanti repubbliche centro-asiatiche ex-sovietiche Uzbekistan e Tagikistan può realizzare un cuscinetto di sicurezza e controllare i commerci; infine la Turchia, le cui crescenti ambizioni neo-ottomane l’hanno portata a stringere accordi col confinante Turkmenistan, che potrebbe rivelarsi come la potenza in grado di assicurare un certo livello di stabilità e di sicurezza, almeno in parte del Paese.

Ci sono state pesantissime critiche all’operato del Presidente Biden, ma l’innegabile disastro è stato causato dalla decisione di Donald Trump di negoziare direttamente con i talebani gli accordi di Doha, escludendo il governo nazionale afghano, che così è apparso ancor più debole di quel che già fosse. Quando Trump ha annunciato la data del ritiro delle truppe statunitensi senza porre alcuna condizione è ormai apparso chiaro che non c’era più nulla da discutere, e si è aperto il “si salvi chi può”. Del resto, non erano soltanto le ragioni elettorali che spingevano in quella direzione. Dopo 20 anni di guerra, non sembrava realistico pensare che le cose sarebbero potute miracolosamente cambiare nel 21° o nel 22° anno…

Gli Stati Uniti, come in altre occasioni, hanno vinto rapidamente la guerra, ma si sono rivelati incapaci di gestire la pace, non avendone né la mentalità né, soprattutto, direttive politiche.  L’elenco degli errori strategici è davvero lungo. Non si è approfittato del momento favorevole per eliminare la dirigenza talebana e gli si è consentito di rifugiarsi in Pakistan, da dove hanno continuato a gestire le operazioni quasi indisturbati. Non è stata presa una decisione effettiva sul contrasto alla coltivazione dell’oppio, che ha rappresentato la principale fonte di finanziamento dei talebani, oscillando tra l’accettazione del fenomeno per non impoverire troppo i contadini, e le campagne di eradicazione portate avanti in modo saltuario. Non si è combattuta la corruzione pervasiva a tutti i livelli dell’amministrazione afghana, anche perché vi erano indubbiamente soggetti statunitensi che da questa situazione traevano grandi vantaggi personali. Infine, come si può leggere in un sorprendente rapporto dell’Agosto 2021 dello Special Inspector General for Afghanistan Reconstruction il personale statunitense che veniva inviato a contratto per garantire le attività di ricostruzione e di sicurezza, era spesso privo di qualunque competenza, al punto che talvolta era stato formato soltanto attraverso corsi online con presentazioni PowerPoint. 

Dopo la disfatta subita, visto che nessuno sembrava prima essersi reso conto di quanto fragili fossero le strutture del governo afghano e la poca credibilità che riscuoteva presso i propri stessi cittadini, l’Occidente si trova davanti a due principali problemi. Il primo è quello di cercare di garantire il rispetto dei diritti umani per coloro che sono restati nel Paese, specialmente per le donne, che per prime stanno pagando le conseguenze del frettoloso abbandono. Il secondo, più importante dal punto di vista strategico, è di evitare che il Paese possa tornare a rappresentare una base di operazioni per la minaccia integralista islamica. Sul primo aspetto vi sono state innumerevoli richieste da parte dell’Occidente e delle organizzazioni internazionali, ma l’unico strumento verosimile sembra essere quello di legare la concessione di parte degli aiuti finanziari, senza i quali il Paese non sembra essere in grado di sopravvivere, all’adozione di aperture sociali ed umanitarie verificabili. Sul secondo aspetto la vicenda è più complessa. Il governo afghano sembra infatti intenzionato a ristabilire uno Stato islamico all’interno dei confini nazionali, ma senza alcun interesse a costruire il Califfato del Khorasan, come è invece obiettivo dell’ISIS-K con cui attualmente i talebani sono in lotta.

Il cosiddetto Khorasan comprende Afghanistan, Tagikistan, Uzbekistan, Turkmenistan e Pakistan, e rappresenterebbe quindi una gravissima minaccia per la stabilità della regione e del mondo intero. Ma da quelle parti nessuno può veramente dire se le alleanze siano permanenti o se qualche tribù o famiglia non decida di cambiare bandiera, vista la convenienza del momento. L’obiettivo dell’ISIS-K è di esportare il jihad ovunque nel mondo, e di eliminare tutti gli infedeli e gli apostati, compresi i musulmani sciiti o quelli “moderati”.

Messe quindi da parte le inutili disquisizioni su cosa sarebbe stato meglio fare, visto che ormai la storia ha preso un sentiero diverso, resta invece aperto il quesito su cosa sia opportuno fare nel futuro per evitare l’eventuale diffusione della minaccia jihadista.

Il lavoro dell’intelligence è fondamentale per comprendere cosa stia avvenendo. I satelliti, i droni, gli aerei spia, svolgono un ruolo indispensabile, ma è fondamentale ricostruire la Human Intelligence sul terreno. Il punto chiave sarà probabilmente quello di comprendere se i talebani possano davvero essere considerati alleati nella guerra contro l’ISIS-K, e se per ottenere questo bisognerà sacrificare, o perlomeno allentare, l’imperativo morale del rispetto dei diritti umani della popolazione civile.

Sul piano più strettamente tecnico-militare, presumibilmente l’unico strumento a disposizione dell’Occidente sarà rappresentato da strike limitati condotti con droni da combattimento, con aerei o con missili da crociera. Vista la natura del territorio afghano si tratta di operazioni condotte da mezzi basati ben al di fuori dai confini, che quindi necessitano dell’autorizzazione, o perlomeno dell’acquiescenza, dei Paesi confinanti che verranno sorvolati durante le operazioni.  La base di Diego Garcia e quella di Doha potrebbero ospitare alcune di queste operazioni, ma anche le forze aeronavali dislocate nell’Oceano Indiano e nel Mar Arabico avrebbero un ruolo fondamentale, viste le minori limitazioni dovute alle autorizzazioni da parte dello Stata ospitante. Non per nulla all’apertura delle ostilità nel 2001 furono proprio i mezzi navali a lanciar la maggior parte degli attacchi e a consentire anche il dispiegamento dei primi reparti di Marines e di forze speciali con l‘impiego dei convertiplani e degli elicotteri, sia pur legati all’acquiescenza del Pakistan che chiuse un occhio sul sorvolo del proprio territorio. Quindi il ruolo delle forze aeronavali torna ad essere, ancora una volta, fondamentale anche nel caso di un Paese senza alcun sbocco al mare come l’Afghanistan.

 

Diplomazia e Geopolitica

 LE VIE INFINITE DELLA DIPLOMAZIA

Putin non respinge nessuno e, al tempo stesso, può cinicamente sostenere di avere subito avviato conversazioni con il governo ucraino per cercare una soluzione negoziale. In realtà le sue forze armate non hanno mai smesso di intensificare l’aggressione. In questa atmosfera avvelenata, l’opinione pubblica internazionale teme fortemente la deflagrazione di una guerra nucleare.

A tre settimane dall’inizio dell’invasione russa, la situazione militare, politica e diplomatica resta confusa e sembra difficile alimentare la speranza di arrivare ad una rapida soluzione della crisi internazionale in atto.

Il conflitto che si estende, di giorno in giorno, sull’intero territorio ucraino, con attacchi russi di inaudita ferocia sulla popolazione urbana, contagia sempre più le relazioni fra la Russia e l’Occidente (“in primis”, Stati Uniti e  Paesi membri della NATO e dell’Unione Europea). Al riguardo, da una parte si continua ad imporre sempre più gravi sanzioni economiche al Paese e “ad personam”, mentre dall’altra si risponde con la (nemmeno troppo) velata minaccia di estendere il conflitto oltre confine nonché di impiegare, se necessario, armamenti nucleari (sic!). Contemporaneamente, i russi colpiscono, a chiaro scopo intimidatorio, obiettivi militari situati a pochissimi chilometri dal territorio polacco, con conseguente rischio di sconfinamento, dove abitualmente risiede “personale militare straniero” con il compito di addestrare l’esercito ucraino.

Constatata l’imprevista caparbia resistenza dell’esercito e della popolazione, Putin punta decisamente sulla strategia della tensione, aumentando lo sforzo militare sul campo, incurante della strage di civili in atto e delle centinaia di migliaia di profughi allo sbando ai quali, con tanto dosata misura, viene consentita l’uscita dalle città martoriate da bombardamenti quasi ininterrotti e da condizioni di vita al limite della sopravvivenza.  

In tal senso, egli dà l’inquietante impressione di somigliare ad un pilota che, in fase di decollo, abbia raggiunto il “punto di non ritorno”, quando cioè l’unica manovra resta quella di accelerare “a tavoletta” per far alzare in aria il velivolo e non rischiare lo schianto al suolo.

L’Occidente, dichiaratosi ripetutamente contrario all’intervento armato, punta su tempi lunghi, quelli cioè necessari per consentire alle sanzioni di espletare per intero effetti negativi sull’economia russa. Nel frattempo, però, deve non soltanto monitorare la resistenza sul terreno dell’esercito ucraino (fattore fondamentale per valutare la possibilità o meno che Zerensky riesca ad avviare un negoziato in grado di concludersi con un onorevole compromesso), ma anche il comportamento di altri protagonisti interessati (a vario titolo) a ritagliarsi nella vicenda un ruolo, vero o presunto, di mediatore. Primo fra tutti la Cina.

Pechino mostra equidistanza, ma di fatto il suo linguaggio sembra sostenere le ragioni di Mosca, da cui è attratta per chiari motivi di equilibrio geo-politico. Al tempo stesso, però, non può mettere a rischio le relazioni commerciali con Stati Uniti ed Europa, che raggiungono in termini economici globali una cifra quasi dieci volte superiore a quelle con la Russia. Ecco perché Washington, da un lato, ne sollecita un intervento su Mosca “ad adiuvandum”, dall’altro, però, non manca di ricordare ai governanti cinesi che un loro (temuto) doppio gioco li trasformerebbe da possibili mediatori a sicuro bersaglio di ritorsione americana. È il messaggio che, in estrema sintesi, Sullivan ha recapitato a Yang nel recentissimo incontro di Roma.

Anche Erdogan coltiva l’ambizione di paciere, ma i suoi (da tempo) deteriorati rapporti con l’Occidente non appaiono la premessa migliore per svolgere quel compito in maniera neutrale e, quindi, proficua per ambedue le parti. Occorre, comunque, registrare che plenipotenziari turchi sono sempre in contatto con i due belligeranti, non cessando di reiterare la disponibilità a favorire il conseguimento di una intesa attorno, eventualmente, ad un tavolo trilaterale.

Rimane Israele (che non ha aderito alle sanzioni economiche imposte alla Russia), il cui Primo Ministro, Naftali Bennet, ha avviato una linea diretta con Putin, dichiarandosi anch’egli pronto ad interporre i propri buoni uffici per favorire un dialogo ad alto livello tra le due parti in conflitto, da tenersi, ove possibile, su territorio israeliano. Difficile, per il momento, pensare che l’iniziativa, seppur utile sul piano mediatico, possa avere successo per la mancanza di peso specifico politico del proponente, anche se è bene non sottovalutare il rapporto privilegiato che tradizionalmente Tel Aviv mantiene con Washington nonché le origini russe ed ucraine di una grossa fetta della popolazione israeliana. In fondo, le vie della diplomazia sono infinite… 

Ciò detto, Putin non respinge nessuno e, al tempo stesso, può cinicamente sostenere di avere subito avviato conversazioni con il governo ucraino per cercare una soluzione negoziale, mentre in realtà le sue forze armate non hanno mai smesso di intensificare l’aggressione. 

Nelle ultime ore, sono stati registrati messaggi contrastanti sull’andamento della situazione. Infatti, alle previsioni di Lavrov sulla possibilità di giungere ad un accordo con il governo di Kiev fa riscontro la moltiplicazione dei bombardamenti russi indiscriminati sulle aree urbane. La ventilata esistenza della bozza di un piano di pace in quindici punti non arriva a fugare i timori per la perdurante volontà di Putin di sottomettere del tutto l’Ucraina. Infine, le gravi minacce di Biden rivolte pubblicamente a Putin (e da questi prontamente restituite) hanno alzato di molto il livello di guardia della litigiosità fra le due capitali e non sembrano collimare con le voci (anche autorevoli), che si levano un po’ dappertutto per la cessazione delle ostilità, sull’onda probabilmente di una certa flessibilità negoziale apparsa per la prima volta nelle ultime dichiarazioni di Zerensky. 

In questa atmosfera, avvelenata da un conflitto le cui conseguenze nefaste si sono già, in vari modi e misure, abbattute un po’ dappertutto, l’opinione pubblica internazionale teme fortemente la deflagrazione di una guerra nucleare. Ebbene, si ha l’impressione che proprio questo possibile epilogo, devastante per tutti, abbia fino ad oggi impedito al confronto armato di arricchirsi di nuovi protagonisti nonché di espandersi al di là dei confini ucraini.  

 

Geopolitica e Beni Culturali

L’arte, dalle indagini internazionali e diplomazia della cultura

Tra le eccellenze italiane nel mondo, i carabinieri della Tutela Patrimonio culturale agiscono all’interno dei Casci Blu della cultura e sul territorio nazionale. Dalla fine del 2022 la banca dati si estenderà ai social e al deep web

La geopolitica non passa soltanto dalle cancellerie del mondo. Se il conflitto in Ucraina si è consumato sul terreno e tra le armi, non sono mancate azioni clamorose che hanno coinvolto anche l’ambito culturale, come la sospensione di azioni di collaborazione e progetti tra diversi Paesi – Italia compresa – e la Russia, in segno di protesta contro l’azione militare. Ma non occorre arrivare alle guerre per spiegare il ruolo dell’asset culturale delle grandi potenze internazionali ed europee in particolari, tra le quali spicca il nostro Paese, con i Carabinieri della Tutela Patrimonio culturale. A spiegarne il motivo è il comandante, Generale Roberto Riccardi: «La cultura fa parte di ciò che una potenza esprime a livello internazionale. Noi siamo un’eccellenza riconosciuta in questo ambito a livello mondiale, anche perché siamo nati nel 1969, prima ancora della convenzione UNESCO che invitava tutti i paesi membri a dotarsi di unità investigative che si occupassero delle indagini sull’arte. Noi ci occupiamo proprio di questo: per esempio, ci occupiamo di furti di opere d’arte che impoveriscono le nostre chiese, le nostre collezioni e i nostri musei. Ma interveniamo anche in caso di scavi clandestini nelle aree archeologiche e anche dei falsi, che danneggiano il mercato dell’arte e tanti artisti del passato e del presente». 

Il bilancio dell’attività del Comando è notevole: «In 53 anni di storia abbiamo recuperato oltre 3 milioni di beni culturali e quasi sempre le nostre indagini ci hanno portato fuori dai confini nazionali perché i traffici illeciti dei beni culturali non si fermano in Italia. Spesso si cercano mercati più ricchi del Pianeta e la conseguenza è che spesso pezzi di storia e della nostra identità culturale vanno a finire nelle case d’asta internazionali, in gallerie antiquarie e collezioni private in tutto il mondo, e a volte persino presso musei. Gli interventi di recupero, quindi, riguardano sia beni trafugati in occasione di conflitti, come nel caso della Seconda Guerra mondiale, sia nel presente, proprio nell’ambito di traffici illeciti» spiega il Generale Riccardi. 

Non a caso i carabinieri del comando Tutela Patrimonio culturale fanno parte dei “Caschi blu della cultura”: «Si tratta di una iniziativa, varata dall’Italia insieme all’UNESCO: nel 2016 abbiamo istituito una task force, che è composta da funzionari del ministero della Cultura italiano e carabinieri della Tutela del Patrimonio culturale, che intervengono sotto egida dell’UNESCO in Paesi colpiti da calamità naturali o conflitti. Un esempio è l’Iraq, dove siamo presenti ancora prima della creazione dei Casci blu della cultura, esattamente dal 2003 e ininterrottamente. In Italia, invece, dal 2016 siamo intervenuti in seguito ai terremoti che hanno interessato diverse aree colpite dai terremoti. L’anno dopo, invece, abbiamo portato la nostra esperienza in Messico, mentre nel 2020 eravamo in Albania (sempre in seguito a un sisma) e poi a Beirut in Libano, dopo l’incendio che ha distrutto il porto, danneggiando anche edifici storici e opere del museo di arte moderna e contemporanea. Arrivando a pochi mesi fa, nel 2021 eravamo in Croazia. Altre missioni potranno essere svolte anche in futuro, sempre in coordinamento con l’UNESCO che ha sede a Parigi, dove abbiamo un nostro ufficiale di collegamento».

La vocazione internazionale è legata a doppio filo al mandato stesso di questa task force e dei carabinieri del TPC: «L’UNESCO ha tra i suoi principi il fatto che il patrimonio artistico e culturale è mondiale. La World Heritage List delle opere da tutela contiene beni che sono definiti patrimonio dell’umanità intesa come generazioni del passato, del presente e del futuro». 

L’azione di tutela e protezione, dunque, è a 360° e richiede anche una formazione adeguata da parte di chi se ne occupa: «Il personale è selezionato ogni anno tramite bandi interni all’Arma, per individuare carabinieri di ogni grado che abbiano attitudine per il nostro lavoro. Chi aderisce viene selezionato in base ai titoli richiesti e ad esami, superati i quali si accede a un corso di formazione specifico. Al termine è previsto un altro esame che, se passato, dà diritto a entrare nella sezione della Tutela Patrimonio culturale. In genere preferiamo persone che abbiano esperienza investigativa, possibilmente precedenti studi in materia o comunque competenze nel settore, oltre alla conoscenza delle lingue straniere perché la cooperazione internazionale per noi è davvero pane quotidiano» spiega il Generale Riccardi. 

Oltre alle indagini, condotte appunto anche a livello internazionale, e alle iniziative dei Caschi Blu della cultura, molte delle attività hanno a che fare con la cosiddetta “diplomazia culturale”: «E’ un aspetto molto importante, che diventa persino fondamentale quando le indagini si fermano: può capitare quando i reati sono prescritti oppure se l’assistenza giudiziaria non è possibile, come quando mancano accordi bilaterali. Può accadere anche quando un reato è considerato tale in Italia, ma non in un altro Paese coinvolto nelle indagini oppure è perseguito in maniera differente. In questi casi si tenta la strada di accordi culturali grazie ai quali noi possiamo intervenire in seno al Comitato per le restituzioni e i recuperi del ministero della Cultura. Per farlo portiamo le prove della provenienza italiana dei beni in questione e un contributo per il raggiungimento di questi stessi accordi: può trattarsi di corsi di formazione per i Paesi ai quali chiediamo la restituzione dei beni, perché la maggior parte degli Stati nel mondo non ha ancora unità investigative specializzate nel settore». 

I risultati non mancano e di recente spiccano almeno due casi. «In campo internazionale è stato emozionante “rimettere le mani” sulla porta del Bataclan, cioè sullo stancil realizzato dal maestro della street art Banksy per le vittime della strage al locale di Parigi nel 2015. Era stato collocato sulla porta dell’uscita di emergenza del pub, dalla quale molti erano usciti durante l’attacco da parte dei terroristi. Dopo essere stato rubato, lo abbiamo recuperato in Abruzzo in un’operazione svolta insieme ai colleghi francesi, a giugno del 2020. A quel punto lo abbiamo restituito all’Ambascia di Francia a Palazzo Farnese, il 14 luglio in occasione della loro festa nazionale» racconta il Comandante. 

Ma non va dimenticato neppure il recupero, a livello nazionale, dell’orologio a pendolo del Quirinale: «In questo caso si tratta di un oggetto commissionato da Pio IX, quando il Palazzo apparteneva ancora ai Papi. Collocato nel 1854, era stato dismesso e poi trafugato: lo abbiamo ritrovato in una villa del Mugello, in Toscana, di proprietà di un collezionista, e infine riportato al presidente della Repubblica, come “dono” in occasione del 25 dicembre 2020, messo sotto l’albero di Natale» ricorda Riccardi.

Si tratta di due interventi significativi che riguardano altrettanti beni, il cui numero e le cui informazioni si trovano nel database italiano, che rappresenta il più ampio al mondo: «E’ il nostro strumento investigativo più importante, che è nato nel 1980 e con gli anni è cresciuto fino a diventare ciò che è oggi. Nel corso del tempo lo abbiamo condiviso con l’Interpol, la polizia internazionale, e il segretariato generale di Lione, dove il responsabile della sezione dei beni artistici è un ufficiale dei carabinieri proveniente proprio dal TPC. Al momento la nostra banca dati ha 8 milioni di file: di queste, 1 milione 800mila riguarda opere da ricercare». 

Ma la prospettiva è di poter ampliare questo strumento e le possibilità di indagine: «Entro la fine del 2022 e grazie a un finanziamento dell’Unione europea, avremo lo sviluppo del software che ci consentirà di svolgere una ricerca e una comparazione automatiche di immagini». In pratica sarà possibile mettere a confronto le immagini delle opere nella banca dati con quanto viene scoperto dai carabinieri della Tutela Patrimonio culturale nel web, nei social media e anche nel deep web: «Per questo prevediamo di aumentare ulteriormente i recuperi a partire dalla fine di quest’anno» conclude il Generale Roberto Riccardi. 

 

Tecnologia e Geopolitica

TECNOLOGIA E GEOPOLITICA

Le nanotecnologie per ripensare il ruolo della Difesa 

Domenico Letizia 

Le nanotecnologie e i trattamenti in nanomateriali stanno riscrivendo il ruolo della Difesa e intensificando le opportunità economiche dietro tale settore che guarda sempre più all’innovazione dell’intera filiera. La gamma di applicazione dei relativi progetti di ricerca spazia da armi di fuoco prive di metallo a missili di dimensioni estremamente ridotte fino a soluzioni che prevedono impianti nel cervello umano e l’uso delle nanoparticelle quali vettori di agenti biologici anche per scopi bellici. Ricerche e approfondimenti che possono avere ricadute positive e propositive anche per l’ambito civile e occupazionale. Tuttavia, essendo un settore in piena crescita e in ambito militare meritevole di attenzione, un gruppo di esperti della Commissione europea suggerisce di tracciare, nel quadro della ricerca sulle nanotecnologie, una chiara linea di divisione tra utilizzo civile e militare, di limitare rigorosamente l’applicazione militare sottoponendola a severi controlli ed eventualmente a nuovi accordi mirati in materia. Le nanotecnologie possono riscrivere il ruolo della Difesa, generando nuove dinamiche innovative e perfezionare il settore. Aerei, navi, veicoli e macchinari militari possono essere esposti alle situazioni climatiche più estreme ed a svariati fattori corrosivi: sabbia, neve, ghiaccio, salsedine, umidità. Leader innovativo in tale settore è la società 4ward360, presieduta dall’imprenditrice Sabrina Zuccalà, che ha lanciato un nuovo trattamento per proteggere i sistemi della Difesa, con un trattamento nano-biossido di silicio in grado di resistere alle temperature più estreme e di proteggere la superficie dalla corrosione, riducendo anche l’accumulo degli agenti contaminanti. In occasione della seconda edizione del Festival di Geopolitica di Jesolo, abbiamo il piacere di intervistare Sabrina Zuccalà, presidente della società 4ward360. 

4ward360 è una società leader nel trattamento delle nanotecnologie e negli ultimi mesi sta incentrando molto la ricerca sulle opportunità per il settore Difesa con un nuovo progetto e nuove modalità di cooperazione. Possiamo approfondire? 

Scienze dei materiali, elettronica, informatica, biologia, medicina, chimica, ingegneria aerospaziale e molecolare, ambiente: sono alcuni degli ambiti d’applicazione delle nanotecnologie, che rappresentano (e rappresenteranno sempre più in futuro) una vera e propria rivoluzione nella vita quotidiana di ogni persona. Da qui partono i miei studi ed analisi e ho deciso di intraprendere un nuovo percorso progettuale e sviluppare un nuovo brand oltre oceano. 4warDefence & Aerospace dedicato interamente al settore Difesa, ma con un obbiettivo in più, essenzialmente guardare oltre ciò che normalmente i nostri occhi vedono, quindi ho pensato all’infinito e di conseguenza allo spazio.

Presidente, cosa si intende per “nanotecnologia”?

È la capacità di produrre, studiare e sfruttare ai fini applicativi sistemi finiti su scala nanometrica (1-500 nm), di natura inorganica, organica, biologica o ibrida. Queste nanostrutture, composte da un limitato numero di atomi o di molecole, eventualmente organizzate in matrici ordinate, posseggono proprietà particolari rispetto ai materiali tradizionali. Allo stato attuale, le nanotecnologie coinvolgono la scienza dei materiali: le modificazioni a livello atomico portano numerose modifiche delle proprietà dei materiali, che si fanno più forti e più durevoli. Con le nanotecnologie è possibile creare e modificare in laboratorio quasi qualsiasi tipo di materiale: robot minuscoli per la nanomedicina, chip sempre più piccoli e veloci, insomma la nanotecnologia ci permette di creare un reticolo atomico nel sub-strato della materia così da proteggerla senza modificarne la struttura o il peso specifico. Governi e industrie hanno investito enormemente nelle nanotecnologie, tanto da farne la piattaforma strategica per il controllo globale di ogni produzione e settore: alimentare, sanitario, informatico e militare. Un pilastro portante della Green Economy del XXI secolo.

Ci ha anticipato il settore Aerospaziale, ci può spiegare meglio come le nanotecnologie possono essere impiegate in questo contesto?

Nella divisione aerospaziale, le nanotecnologie danno la possibilità di produrre materiali più leggeri e più resistenti che verranno utilizzati per creare veicoli più veloci e sicuri. Anche i motori a combustione beneficeranno di parti più resistenti sia alla forza meccanica che al calore. Possiamo affermare, che oggi la nanotecnologia ci permette di proteggere i mezzi aerei, navali e spaziali da qualsiasi tipo di contaminante; infatti, protegge in modo assoluto dalla corrosione, dalla salsedine, dagli attacchi batterici, rafforza i metalli e i materiali donando loro maggior durezza, e resistenza alle alte o basse temperature, pur mantenendo inalterato peso e struttura.

Quali sono le tue riflessioni sul futuro del settore Difesa in rapporto alla cooperazione e all’innovazione? 

Il mondo e la nostra attualità geopolitica stanno mutando rapidamente, ad una velocità e intensità che è del tutto senza precedenti.  In ambito sociale e scientifico è cambiato il ritmo e soprattutto sta mutando la qualità e l’attenzione per i piani strategici.  La Difesa dovrebbe andare alla pari della cooperazione internazionale e dell’innovazione in ambito d’impresa nell’analizzare le criticità della propria filiera.  Inoltre, credo in un sistema di difesa europeo che dovrebbe impegnarsi nell’individuazione delle principali innovazioni e tendenze globali, valutarne le implicazioni ed esaminarne le relative ricadute innovative, incidendo sulle scelte politiche dei nostri decisori. Avere una disponibilità europea a volersi impegnare, con il sostegno e la cooperazione dei nostri alleati strategici internazionali, con i partner esperti per analizzare e idealmente affrontare, uniti, le tendenze e le sfide comuni in tutto il mondo, deve essere la chiave di volta per affrontare i problemi comuni del futuro del settore della Difesa. 

 

Festival Internazionale della Geopolitica seconda edizione

 

Jesolo, 5-6-7- Maggio 2022: l’appuntamento annuale sulle politiche geostrategiche europee ed internazionali

 

Il Festival Internazionale della Geopolitica Europea torna a Jesolo, per la seconda volta, il 5-6-7 maggio 2022. 

Obiettivo primario quello di informare e di rendere accessibili al grande pubblico argomenti complessi con un approccio multidisciplinare (accademico/informativo/giornalistico, economico/industriale, della diplomazia e della difesa), ritenendo che “ogni decisione, scelta e deliberazione deve essere consapevole e basata sulla conoscenza dei fatti”.

Dopo il successo della precedente edizione, il festival -  finalmente in presenza al teatro Antonio Vivaldi al Lido - si prefigge ancora l’obiettivo, tanto difficile quanto ambizioso, di riflettere e fare riflettere, approfondire e discutere di geopolitica con un approccio multidisciplinare. Il focus, che avrà un taglio atlantico da un punto di vista europeo, metterà a fuoco il ruolo italiano nelle strategie geopolitiche internazionali anche alla luce dei recenti e drammatici fatti dell’aggressione della Russia all’Ucraina, che scuotono e rimodellano quotidianamente gli equilibri mondiali e che certamente non potranno non influire sugli interventi dei prestigiosi relatori. 

Il programma sarà denso e fitto di incontri: nella prima giornata, dopo i saluti delle Autorità, interverrà il giornalista Maurizio Molinari invitato ad esporre la “sua” tesi di un’Italia “campo di battaglia” centrale della geopolitica dei prossimi tempi; a seguire una lectio magistralis della Rettrice dell’Università degli Studi di Padova, Professoressa Daniela Mapelli, prima donna eletta alla guida dell’Istituzione patavina; infine Eleonora Lorusso intervisterà Benedetto Della Vedova, Sottosegretario agli Affari Esteri e alla Cooperazione Internazionale. 

Nel pomeriggio due panel: nel primo si discuterà di cultura ed immagine. A introdurre i lavori il messaggio di Dario Franceschini, Ministro per i Beni e le Attività culturali e per il Turismo; poi Antonio Monda, già Direttore artistico della Festa del Cinema di Roma; Francesco Profumo, Presidente di Uni-Italia, già Ministro dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca; Roberto Riccardi, Generale di Brigata, Comandante Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale; Mario Pescante, già Presidente del CONI e Pasquale Terracciano, Ambasciatore e Direttore Generale per la Diplomazia Pubblica e Culturale, Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale. A seguire l’intervento del Capitano di Vascello e Comandante della nave Amerigo Vespucci, Massimiliano Siragusa, testimonial del Made in Italy. Nella seconda parte del pomeriggio, invece, si alterneranno Enrico Credendino, Ammiraglio di Squadra e Capo di Stato Maggiore della Marina Militare; Ernesto Galli della Loggia, Storico, Accademico, Editorialista; Francesca Mariotti, Direttore Generale di Confindustria; Giulio Terzi di Sant’Agata, Ambasciatore, già Ministro degli Affari Esteri per discutere di come l’Italia sia tornata al centro del Mediterraneo e di come il Mediterraneo sia tornato al centro del Mondo. 

Il venerdì 6 maggio sarà ricco di appuntamenti: il mattino inizierà con un breve intervento dell’On. Vincenzo Amendola, Sottosegretario con delega degli Affari Esteri, sul bilancio e debito comuni per il processo di integrazione europea. In seguito, la mattinata sarà dedicata alla difesa comune europea che non può prescindere dal rapporto tra Unione Europea e NATO. I relatori saranno Paolo Casardi, Ambasciatore e Copresidente del Circolo di Studi Diplomatici; Giuseppe Cavo Dragone, Ammiraglio e Capo di Stato Maggiore della Difesa; Claudio Graziano, Generale e Presidente del Comitato Militare dell’Unione europea; Sabrina Zuccalà, Presidente di 4Ward360; Chiara Cardoletti, Rappresentante per l’Italia, San Marino e la Santa Sede, dell’UNHCR, Agenzia ONU per i Rifugiati e Luisella Pavan Woolfe, Direttrice dell’Ufficio Italiano del Consiglio d’Europa esporranno il loro pensiero sulle crisi umanitarie, dove l’Italia si è vista molte volte in prima linea e sull’attuale posizione presa dall’assemblea dell’istituzione europea nata prima dell’Unione.

A chiudere la mattinata, l’intervento del presidente della Regione Veneto, Luca Zaia, che interverrà sulla crisi sanitaria globale e il caso Veneto. 

Nel pomeriggio due discussioni inerenti al campo economico-energetico: la prima verterà sulla transizione energetica. Gli interventi cercheranno, infatti, di delineare la necessità di questo processo, le opportunità che esso offre, senza tralasciare però una riflessione sui suoi costi e i suoi limiti anche alla luce dell’attuale emergenza causata dalla Russia. Parteciperanno Barbara Beltrame Giacomello, Vicepresidente di Confindustria; Andrea Bos, Presidente di Hydrogen Park; Lapo Pistelli, Direttore delle Relazioni Internazionali di ENI e già Viceministro degli Esteri; Maurizio Melani, Ambasciatore, Copresidente del Circolo di Studi Diplomatici e l’economista Carlo Bellodi della Luiss di Roma.

Infine, si vedrà come la sicurezza energetica dipenda dal mare con Giuseppe Bono, Amministratore Delegato di Fincantieri; Luca Sisto, Direttore Generale Confitarma; Giancarlo Poddighe, Vicepresidente del Centro Studi di Geopolitica e Strategia Marittima (CESMAR) e con Giancarlo Potenza, Managing Director Project Management & Ship Consultant (PMSC).

Sabato mattina, il Festival si chiuderà con l’on. Silvia Costa, Commissaria straordinaria per il Governo, che presenterà il Progetto di riqualificazione dell’ex carcere di Ventotene – Santo Stefano in centro di studi europei; mentre sulla geopolitica europea  interverrà il Direttore della Rappresentanza della Commissione Europea in Italia, Antonio Parenti.

La conclusione dei tre giorni avverrà con un piccolo concerto per Pianoforte e Voce di Antonio Vigani e Carlotta Melchiori.

Come lo scorso anno, il festival è condotto dalla giornalista Eleonora Lorusso e  moderatori/giornalisti d’eccezione: Daniela Orsello, Roberto Papetti, Marta Ottaviani, Ettore Guastalla, Davide Giacalone e Fulvio Giuliani, Maurizio Cerruti, e, infine, Fabrizio Brancoli.

Il festival, ospitato dalla Città di Jesolo e realizzato dalla Rivista di Affari Internazionali Atlantis, con il contributo scientifico del Consiglio d’Europa, il Circolo di Studi Diplomatici di Roma, Il Centro Studi di Geopolitica e Strategia Marittima (CESMAR). Ospitato dal Teatro Vivaldi, l’evento sarà trasmesso anche in diretta streaming sulle pagine social del Festival (Facebook: @FestivalGeopolitica) e del Comune di Jesolo (@CittadiJesolo e @ Jesolo.biblioteca). 

Per maggiori informazioni: www.festivalgeopolitica.it

 

 

Diritti e Geopolitica

 Giornata Europea 2022

 Atlantis e Ufficio Italiano del Consiglio d’Europa celebrano la Festa Europea

 

L’abituale collaborazione tra la rivista di affari internazionali Atlantis e l’ufficio italiano del Consiglio d’Europa, esistente ormai da molti anni, anche per il 2022 proporrà una Giornata Europea, di approfondimento e studio, che si svolgerà a Venezia il 27 maggio.

I lavori, cominceranno con un Corso di Formazione per l’Ordine dei Giornalisti del Veneto con Sede al Palazzo Grandi Stazioni Regione del Veneto Sala Rappresentanza - Venezia. Il titolo della prima parte del corso sarà: Il ruolo del giornalista nell’ambito delle crisi internazionali. Dopo registrazione (il corso è riservato agli iscritti all’ordine dei giornalisti ), il programma:

Saluto del Presidente dell’Ordine dei Giornalisti del Veneto, Giuliano Gargano.

Saluto della Direttrice dell’Ufficio italiano del Consiglio d’Europa, Luisella Pavan Woolfe.

Introduzione di Carlo Mazzanti direttore responsabile rivista di affari internazionali Atlantis.

Un caso storico La crisi degli ostaggi dell'ambasciata giapponese del 17 dicembre 1996 a Lima, in Perù. Dal libro Ostaggio per Sempre  operazione Chavin de Uahntar, Giancarlo Poddighe, curatore del libro e analista CesMar e Luis Giampietri, autore del libro e già Vicepresidente del Perù (2006-11).

La seconda parte, vedrà l’introduzione: Giornalismo e Geopolitica, sul campo e in redazione del giornalista e veterano Maurizio Cerruti.

Gestire i rapporti con la stampa durante le situazioni di crisi da terrorismo internazionale, Giorgio Radicati, Ambasciatore, già Console Generale Italiano a New York durante gli attentati dell’11 settembre 2001. Sarà il titolo del tema trattato dal diplomatico italiano, già ospite del Consiglio d’Europa in un convegno svolto a Venezia - Palazzo Labia  in occasione del 70/o anniversario della Nato.

Nel pomeriggio è programmata la presentazione del libro Ostaggio per Sempre  “operazione Chavin de Uahntar” nella sede dell’ Ufficio italiano del Consiglio d’Europa Venezia San Marco alle ore 16,30. Dopo il saluto della Direttrice dell’Ufficio italiano del Consiglio d’Europa, Luisella Pavan Woolfe e l’introduzione di Andrea Mazzanti, Editore, interverranno l’ammiraglio Giancarlo Poddighe e l’ammiraglio e politico peruviano Luis Giampietri. Moderatore Maurizio Cerruti. Il libro Il racconto di Luis Giampietri, già Vice Presidente della Repubblica del Perù, ci riporta alle terribili vicende che ebbero luogo a Lima tra dicembre e aprile 1997, da quando un commando del Movimento Revolucionario Túpac Amaru (MRTA) penetrò nella residenza dell’Ambasciatore del Giappone e prese in ostaggio oltre 700 prigionieri, alla irruzione delle forze speciali.

Un racconto avvincente, seguendo la linea rossa che separa gli ostaggi da affetti e libertà, che porta all’intervento militare, con il rischio dell’ecatombe, in bilico tra etica e diritto.

Un racconto che porta in primo piano non solo l’esperienza vissuta da Giampietri e dagli altri ostaggi ma anche uno sguardo quanto mai attuale sul mondo dell’informazione con le sue contraddizioni, sul ruolo della Magistratura e lo Stato di Diritto.

 

Libri e Geopolitica

BRIGATE RUSSE DI MARTA OTTAVIANI NULLA DI PIÙ TEMPESTIVO

 

Perché negli ultimi anni abbiamo sentito parlare sempre più di troll e bot russi? Cosa sono e quale strategia nascondono questi attacchi informatici?
L’avvento al potere di Vladimir Putin, nel 2000, ha aperto una nuova fase nella storia della Russia, portando il Paese a nutrire maggiori ambizioni nell’arena internazionale non più sostenibili con le vecchie strategie.
La cosiddetta ‘Dottrina Gerasimov’, che prende il nome dal Generale che l’ha teorizzata, è il punto di partenza della guerra non convenzionale che vede come strumenti principali internet, le nuove tecnologie e i social network. Una guerra occulta, che si combatte anche in tempo di pace e che ha, fra i suoi obiettivi, la manipolazione dell’opinione pubblica e l’uso dell’informazione come arma a largo spettro.
In questo libro Marta Ottaviani illustra come Mosca sia riuscita a influenzare alcuni grandi conflitti e appuntamenti internazionali attraverso attacchi hacker ai danni di molti Paesi europei e legioni di troll al soldo del Cremlino, che operano per accrescere la popolarità di Putin e screditare gli oppositori.
L’obiettivo è quello di far filtrare la versione dei fatti russa, ribaltando la realtà, anche attraverso una galassia di media legati a Putin e al suo cerchio magico.

Certo, nemmeno una valente giornalista per di più specializzata in Turchia e Russia, avrebbe potuto assurgere al ruolo di veggente. Quindi il libro, appena uscito poco prima dell’aggressione russa all’Ucraina, ha visto una immediata e opportuna sistemata, alla luce dell’attualità drammatica e sconvolgente di una guerra preparata evidentemente da quanto descritto nel libro. Marta Ottaviani sembra identificare in Putin il Grande Provocatore internazionale prima che lo stesso presidente Usa Biden lo definisse non meno drasticamente Il Macellaio. Marta Ottaviani è una abituale moderatrice del Festival Internazionale della Geopolitica Europea organizzato nel 2021 e 2022 dalla rivista Atlantis, in collaborazione con Comune di Jesolo (Venezia), Regione del Veneto, Confindustria, Consiglio d’Europa, Circolo di Studi Diplomatici di Roma, CeSmar (Centro Studi Marittimi) e il contributo delle principali Istituzioni italiana ed estere che si occupano di geopolitica. 

 

Sconfinare Il giornale degli studenti di Scienze Internazionali e Diplomatiche

Sconfinare è il giornale creato dagli studenti di Scienze Internazionali e Diplomatiche dell’Università di Trieste, con sede a Gorizia. Questa iniziativa editoriale autoprodotta, indipendente e regolarmente registrata al Tribunale di Gorizia, nasce nel maggio del 2006 dall’idea dei tre fondatori: Davide Lessi, Andrea Luchetta ed Emmanuel Dalle Mulle. Oggi la redazione di Sconfinare conta più di 25 membri che si dedicano alla pubblicazione di articoli di vario genere, nell’ambito delle relazioni internazionali. I lavori sono supervisionati da tre caporedattori coadiuvati dalla direttrice, la Dottoressa Anna Miykova. 

Gorizia ospita la redazione di Sconfinare da quasi 16 anni: la peculiarità delle sue dinamiche di realtà di confine è sempre stata di grande ispirazione per i membri di Sconfinare. L’idea di base del giornale, come lascia intendere il nome stesso, è infatti quella di andare oltre i confini. Proprio per questo motivo è da sempre intenzione del giornale pubblicare non solo in italiano, ma anche in inglese e in sloveno. 

Ad oggi il progetto editoriale si articola in due differenti, ma complementari, attività principali: il cartaceo e le pubblicazioni online. L’edizione cartacea è giunta alla sua 53esima edizione (pubblicata a dicembre 2021) e la Redazione sta già lavorando alla 54esima, che verrà presentata e distribuita alla cittadinanza e alla comunità universitaria a maggio 2022. Ogni cartaceo di Sconfinare, composto da circa 16 pagine e stampato da tipografie locali in circa 400 copie, si sviluppa attorno a un tema stabilito con i componenti del giornale e delineato nell’editoriale. L’intero processo di progettazione, stesura e pubblicazione, rappresenta sia un’occasione di acquisizione e consolidamento di competenze per la Redazione, sia un’opportunità per entrare in contatto con la realtà delle tipografie locali. Sconfinare cerca inoltre di valorizzare il contesto in cui opera, evidenziando l’aspetto del bilinguismo italo-sloveno che caratterizza il territorio, e che è anche parte integrante dell’identità di alcuni componenti della Redazione. Per tale ragione, la copertina del cartaceo viene da sempre stampata sia nella versione italiana che in quella slovena. Inoltre, sempre al fine di sottolineare l’importanza di comunicare in più lingue, da quest’anno verranno inclusi un articolo in sloveno e uno in inglese. Il cartaceo, inoltre, riserva uno spazio in copertina a una grafica esplicativa del tema scelto, ideata da uno degli studenti partecipanti al progetto. Infine, dopo un evento che inaugura la pubblicazione di ogni cartaceo, coinvolgendo la realtà universitaria e la cittadinanza locali, esso viene distribuito dalla Redazione a Gorizia, Nova Gorica, Udine, Trieste e altre regioni italiane. 

La piattaforma sulla quale Sconfinare pubblica regolarmente è il sito web. Si tratta di uno strumento fondamentale per veicolare gli articoli in maniera veloce ed efficiente con i lettori. Le rubriche e gli articoli inediti trattano di tematiche legate alle relazioni internazionali, cercando di adottare approcci multidisciplinari per attirare un pubblico variegato. Per questo motivo, accanto ad articoli che si occupano di attualità internazionale, geopolitica e relazioni internazionali, esistono altre interessanti rubriche: Una Settimana in Dieci Notizie, Cultura, Conoscenza e Sapere e The English Breakfast. La prima di queste, propone per ogni settimana una selezione di dieci notizie da non dover perdere per riuscire a delineare un quadro sommario della situazione internazionale; la seconda si concentra su recensioni dei principali spettacoli proposti dal Teatro Verdi di Gorizia, con il quale la Redazione collabora proficuamente da diversi anni. L’ultima, invece, nasce dalla necessità di evidenziare l’importanza dell’inglese nell’ambito internazionale. Per questo motivo, studenti madrelingua o con un'eccellente padronanza dell’inglese si dedicano a redigere articoli in lingua. Altri mezzi di comunicazione fondamentali per Sconfinare sono i social network: in particolare negli ultimi anni il giornale ha incrementato la sua presenza su Instagram, Facebook e Twitter. Crediamo infatti che sia di primaria importanza stare al passo con l’evoluzione tecnologica per la diffusione dell’informazione, in modo da continuare ad essere stimolanti e interessanti per i ragazzi che si avvicendano negli anni e per tutti i lettori che ci seguono fuori dall’ambiente universitario. 

Sconfinare vuole però essere anche promotore e sostenitore di eventi culturali e di incontro. Proprio per questo ha partecipato a moltissimi progetti e ha organizzato numerose attività. Emblematica è stata l’assidua presenza al Festival del giornalismo a Perugia e la partecipazione negli anni passati a èStoria. Da sempre Sconfinare organizza conferenze, tavoli di discussione e incontri con personalità di spicco, al fine di creare spazi di riflessione e apprendimento riguardo a temi di attualità particolarmente rilevanti. L’ultima attività di questo genere si è svolta durante la pandemia, quando i caporedattori si sono impegnati ad organizzare la “Guida geopolitica ai Balcani”,  un ciclo di sei incontri volto a fare chiarezza e a riflettere su alcune dinamiche riguardanti quest'area. Sconfinare ha partecipato anche a “Una Strategia per Trieste: corso di geopolitica a cura di Limes”, iniziativa che nel corso di dieci incontri, quasi tutti tenuti da esperti under 35, si proponeva di toccare i principali attori e questioni della geopolitica mondiale. Uno degli obiettivi principali è anche quello di creare delle learning opportunities per i membri della Redazione, molti dei quali, nel corso degli anni, hanno deciso di fare del giornalismo la loro professione. A questo fine sono stati organizzati dei workshop focalizzati sugli aspetti più tecnici della comunicazione e della professione giornalistica. Infine, un tradizionale appuntamento è quello di Sconfinarte, momento di incontro organizzato per condividere riflessioni attorno a un tema centrale concordato all’interno della Redazione, a partire da spunti letterari, musica e opere d’arte. 

La Redazione di Sconfinare vuole essere un gruppo coeso in cui i membri hanno lo spazio per esprimere, attraverso le parole e non solo, i loro interessi e passioni. Si tratta di una occasione per mettersi in gioco e imparare, all’interno di un contesto stimolante e accattivante. L’intera iniziativa giornalistica degli studenti di Scienze Internazionali e Diplomatiche vuole ricercare una comprensione della realtà all’insegna della neutralità, della responsabilità e della multidisciplinarità.

Di Elena Faldon

 

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