Atlantis 4/2017

 

Il quarto ed ultimo numero di Atlantis del 2017, dedica il Dossier al tema del Costituzionalismo e delle Costituzioni con tutte le sue implicazioni di sitema di diritti tipici del nostro Occidente.

Prosegue in questo numero, la rubrica su Mondo e Malattie con la poliomielite.

ll Focus paese è dedicato alla Repubblica Ceca.

Piatto forte del numero, il convegno, svoltosi a Monastier di Treviso il 6 novembre 2017 nell'ambito del tema Sport e Cultura promosso annualmente dall'Unione Veterani dello Sport ed iniziato nel 2017 con il Focus Sport e Globalizzazione. Tanti i temi trattati nel diversi Panel e due i riconoscimenti conferiti: il Premio Giorgio Mazzanti al giornalista del Sole 24 Ore Marco Bellinazzo e il Premio Ercole Olgeni all'allenatore di calcio Luigi Del Neri.

 

 

Editoriale 4/2017

Sport e Globalizzazione. Focus annuale per una vera cultura sportiva 

Approfondire alcune tematiche legate al mondo sportivo ma nella logica di inserirlo in una visione più ampia della società, delle sue dinamiche di sviluppo e della sua “vision” politica, è stata la principale finalità del progetto Sport e Cultura che si pone l’obiettivo, ambizioso ma realistico, di diventare un appuntamento fisso annuale, sostenuto dalla nostra rivista Atlantis.
Il Focus, di quest’anno 2017, dal titolo “Sport e Globalizzazione”, che si è tenuto a Monastier (Treviso) lunedì 6 novembre, organizzato dall’Unione Nazionale Veterani dello Sport “Ercole Olgeni” di Venezia e sostenuto dal Gruppo Sogedin Spa, ha accoglieto diversi momenti di confronto tra sportivi, giovani, donne, e rappresentanti delle istituzioni locali, nazionali ed europee.
Aperto al mondo accademico, a quello imprenditoriale, a quello militare, a quello professionale e rivolto alle associazione e società sportive ma anche se non soprattutto a quello agli istituti scolastici del territorio metropolitano, ha intenso mettere a confronto realtà che raramente interloquiscono tra loro.
Dopo il saluto delle Autorità, a cominciare dal Vicepresidente della Regione Veneto, Gianluca Forcolin, del Sindaco Paola Moro e dei Presidenti delle associazioni che hanno patrocinato l’iniziativa (tra le quali FIGC e AIAC Associazione Italiana Calciatori nazionale), sono stati Federico Casarin e Walter De Raffaele rappresentanti della Reyer Campione d’Italia 2016/17 di Pallacanestro a parlare di questa grande esperienza e delle prospettive future.
Di seguito il saluto di Gianluca Amadori, Presidente dell’Ordine dei Giornalisti del Veneto.
I lavori della mattinata sono proseguiti con tre panel. Il primo Sport e Geopolitica con il prof. Arduino Paniccia docente di relazioni internazionali all’università di Trieste e Gorizia ed editorialista in materia di intelligence, terrorismo e affari internazionali per il Gr1 e il TG 2 RAI e Marco Bellinazzo, giornalista del Sole 24 Ore e di Radio 24, autore del libro di successo I Veri Padroni del Calcio, massimo esperto nel mondo dell’informazione degli aspetti economici riguardanti lo sport. Il secondo panel dal titolo Sport e Divisa ha visto protagonisti il Capitano di Vascello Gianluca Buccilli, direttore dei corsi master dell’Istituto di Studi Militari Marittimi di Venezia; il Generale di Corpo d’Armata Leonardo Leso già Consigliere Militare e Addetto alla Difesa presso la Rappresentanza Diplomatica all’Onu a New York (tra l’altro ex Comandante del Comando Carabinieri di Treviso) e Francesco Ippoliti, Generale dell’Esercito Italiano, decorato dal Governo Usa per un’eroica azione di salvataggio di un plotone di soldati americani in Afghanistan. Il terzo ed ultimo incontro-intervista Sport, Religione e Diritti Umani, ha avuto quali relatori Antonio Stango, presidente della Lega Italiana dei Diritti dell’Uomo; Aldo Aledda, scrittore e docente all’università di Buenos Aires (Argentina) e Romano Toppan, trevigiano di nascita, laureato alla università pontificia di Roma in Teologia e poi in Psicologia a Padova con ulteriori studi economici alla Bocconi con lunga attività di formatore manageriale.
La mattinata si è conclusa con l’intervento di Stefania Schipani, presidente del centro studi europei Rifareleuropa di Roma e la relazione di Luisella Pavan Woolfe, Ambasciarice e direttrice dell’Ufficio Italiano del Consiglio d’Europa che ha sede a Venezia. Il momento è stato importante perché Schipani ha presentato l’idea – firmata Unvs, Rifareleuropa e ISIMM - di un manifesto in tema di Sport e Diritti di Giovani e Donne d’Europa che parta dalle scuole venete per arrivare all’attenzione del Consiglio d’Europa a Strasburgo.
Il panel Sport, Impresa e Innovazione, ha visto come Tommaso Santini amministratore delegato del Parco Scientifico e Tecnologico di Venezia; Vincenzo Marinese, imprenditore e neoeletto presidente di Confindustria Venezia-Rovigo e Luigino Rossi, già presidente di Rossi Moda, de Il Gazzettino e dell’Accademia di Belle Arti di Venezia. Si è proseguito con il panel Sport ed Estetica dedicato all’architettura e alla bellezza legata allo sport e con quello intitolato Sport e Diritto alla Salute, nel quale sono intervenuti l’amministratore delegato della Casa di Cura Giovanni XXIII che ha ospitato la manifestazione, il medico della Juventus Claudio Rigo e i primari Angelo Genova e Maurizio D’Aquino che parleranno di chirurgia ortopedica e di scienza dell’alimentazione, argomenti cari agli sportivi e segnatamente ai numerosi calciatori e allenatori presenti. Gran finale con Sport e Integrazione, alla presenza del presidente e della squadra della Polisportiva Disabili della Marca Trevigiana, Paolo Barbisan e della Squadra “Trifoglio Rosa” Lilt di Mestre, vincitrice della Medaglia d’Oro ai Mondiali di Dragon Ball 2017.

Al giornalista Marco Bellinazzo de Il Sole 24 Ore il Premio Giorgio Mazzanti e all’allenatore dell’Udinese Luigi Del Neri il Premio Ercole Olgeni sono stati assegnati dall’Unione Nazionale Veterani dello Sport nel corso del convegno. E’ il giornalista Marco Bellinazzo del quotidiano economico Il Sole 24, abituale collaboratore di Tutti convocati trasmissione del primo pomeriggio di Radio 24 e autore del libro di successo I Veri Padroni del Calcio il vincitore della prima edizione del Premio “Giorgio Mazzanti” ed è l’allenatore dell’Udinese Calcio Luigi Del Neri il vincitore del Premio “Ercole Olgeni”, assegnati oggi dalla Unione Nazionale Veterani dello Sport di Venezia, nel corso del Focus Sport e Globalizzazione che si è svolto a Monastier (Treviso) nell’aula Antonio Calvani del Centro Servizi di Villa delle Magnolie. Il premio – supportato da Sogedin Spa e dal livello regionale veneto e nazionale dell’Unvs - è una scultura del Maestro veneziano Giorgio Bortoli che ha per base una pietra originale del campanile di San Marco crollato nel 1902 sulla quale sono posti cinque anelli incatenati a simboleggiare i cerchi olimpici. I premi sono intitolati al dottor Giorgio Mazzanti, chirurgo attivo per anni nella struttura della Casa di Cura, amico del fondatore Antonio Calvani e medico sportivo e a Ercole Olgeni, veneziano, che è stato un canottiere della Società Bucintoro di Venezia, medaglia d’oro nel due con di Canottaggio ai Giochi olimpici di Anversa 1920 e d’argento a Parigi 1924. La sezione Unvs di Venezia è a lui intitolata.

Usa e Russia alla guerra del gas

La richiesta di gas naturale è in crescita in tutto il mondo. La Russia di Putin è il principale esportatore di metano e una bella fetta della ricchezza nazionale - e del suo peso politico - dipende dall’oro blu. Ma gli Usa, grazie alla rivoluzione dello shale gas, sono entrati nella partita: ed è in corso un risiko globale per vincere la mano.

Tutti lo vogliono, molti lo cercano, pochi ce l’hanno. E se lo tengono stretto oppure lo vendono al miglior offerente. Perché è la fonte fossile di gran lunga più pulita e duttile, sempre più richiesta a livello globale. È il metano. Da questa estate al centro di una lotta feroce tra Washington e Mosca - per tacer di Bruxelles - a colpi di sanzioni e mastodontici gasdotti. La Russia è il primo paese esportatore di gas naturale, il secondo produttore poco dopo gli Stati Uniti. La Gazprom è il colosso incaricato dal Cremlino di gestire l’oro blu russo: economia e politica, in questo caso, vanno a braccetto. E per Mosca lo scacchiere sta diventando sempre più globale. Ecco perché il 2018 potrebbe essere il tassello d’inizio di una lunga guerra: la guerra del gas.

Stando agli ultimi dati - provvisori - dell’Agenzia Internazionale dell’Energia (IEA) per il 2015, la produzione mondiale di gas naturale si attesta a 3.590 miliardi di metri cubi (o mmc) Al primo posto della classifica dei paesi produttori - sin dal 2009 - figurano gli Stati Uniti, con 769 mmc; sul podio seguono la Russia (638) e l’Iran (184); il resto della top-ten è composta da Qatar (164), Canada (164), Cina (134), Norvegia (122), Arabia Saudita (87), Turkmenistan (83) e Algeria (82). Se si guarda però alla classifica degli esportatori netti le cose cambiano e la Russia resta salda al primo posto (192 mmc) seguita da Qatar e Norvegia, entrambi con una quota da 115 miliardi di metri cubi. I paesi invece che importano più metano sono il Giappone (117 mmc), la Germania (73) e l’Italia (61). Seguono la Cina, la Turchia, la Corea, la Francia, il Messico, il Regno Unito e la Spagna. Insomma, l’Europa occidentale e i colossi asiatici. Che poi sono i mercati di riferimento dei paesi produttori. Il quadro di riferimento potrebbe però cambiare a breve e drasticamente.

“Il mercato del gas naturale - sostiene la Iea - sta subendo una trasformazione fondamentale. L’industria ha superato il settore energetico come forza trainante del crescente utilizzo del gas, grazie all’aumento della domanda in luoghi come la Repubblica Popolare Cinese, l’Asia sviluppata, il Medio Oriente e gli Stati Uniti. Allo stesso tempo, i cambiamenti strutturali nella fornitura di gas e nel commercio stanno mutando il mercato globale del gas. I mercati fortemente ‘sovraccaricati’ di offerta, la continua rivoluzione del gas di scisto negli Stati Uniti, la seconda ondata di capacità di liquefazione aggiuntiva proveniente dall’Australia e dagli Stati Uniti, e il rapido traffico di LNG, stanno interrompendo i modelli tradizionali del gas e dei prezzi: ciò sta costringendo i produttori a ridefinire le loro strategie e ad esplorare nuovi mercati”. Per la Russia questo è uno scenario potenzialmente da incubo.

“Nei prossimi anni - sostiene Mikhail Krutikhin, esperto di sicurezza energetica del Carnegie di Mosca - il mercato del gas sarà sempre più influenzato da gas naturale liquefatto (LNG), che può essere scambiato come merce comune in tutto il mondo, senza contratti connessi a condotte di lunga percorrenza. L’offerta di gas liquefatto supererà notevolmente la domanda fino al 2022-2024, quando saranno introdotti nuovi progetti e le gasiere supereranno i gasdotti”. “Gazprom - continua Krutikhin - ha perso il proverbiale treno del gas liquefatto ed è già stata costretta a fare affidamento sul dumping dei prezzi per mantenere la sua posizione in Europa: non è chiaro per quanto tempo il monopolista russo possa permettersi di vendere gas in perdita”.

La Gazprom, dal canto suo, contesta questo scenario e sostiene che non dovrà concedere nessuno sconto. “Se si guarda alla prima metà del 2017 - sottolinea un portavoce della compagnia - le forniture di gas all’Europa sono salite del 12,5% rispetto al 2016 mentre quelle algerine del 6,9% e quelle norvegesi del 2%. Parlare di un aumento nella competizione è dunque esagerato. Tant’è vero che i rigassificatori sono pieni al 25% della loro capacità. Questo significa che il nostro gas, legato perlopiù ai prezzi del petrolio, è già abbastanza competitivo, già favorito dal mercato”. La Russia, insomma, ha ancora frecce nella faretra. Non ultima la sua posizione geografica, che la rende il partner energetico privilegiato dell’Europa e ha permesso a Gazprom di esportare nel 2016 179,3 miliardi di mmc di gas. Un record che, a quanto pare, nel 2017 potrebbe essere battuto portando l’export a 185 miliardi di mmc. La Russia, di fatto, nei primi sei mesi dell’anno ha coperto il 30,7% del fabbisogno Ue di metano. Il Qatar - stando a Kommersant - nello stesso periodo ha ridotto le consegne in Europa del 10,2% dirottando le attenzioni verso il mercato asiatico.

“Le leggi della fisica, quando si parla di metano, non si possono piegare”, spiega all’ANSA un ex dirigente della Gazprom. “E’ difficile sia la produzione che lo stoccaggio. Ecco perché prima si vende e poi si produce: il gas deve essere consumato in fretta altrimenti la qualità scende. Da qui la logica dei contratti a lungo termine, che garantiscono sia il produttore che il consumatore. Il gasdotto sarà dunque sempre più concorrenziale rispetto alle gasiere su una tratta di 5-6mila chilometri”.

Sempre che le condizioni di mercato non mutino dalla sera alla mattina.

 

La battaglia per l’Europa

Le ultime sanzioni imposte dagli Usa alla Russia menzionano apertamente la contrarietà di Washington a progetti “come il Nord Stream 2” e dicono chiaro e tondo che gli interessi degli esportatori americani di gas naturale di scisto “vanno garantiti”. Il presidente russo Putin non a caso ha reagito con rabbia espellendo dalla Russia oltre 700 diplomatici americani definendo le sanzioni “un palese tentativo” di Washington “di usare i propri vantaggi geopolitici allo scopo di assicurarsi interessi economici a scapito degli alleati”. Un concetto reso ancora più esplicito dal ministro degli Esteri Serghei Lavrov. Gli Usa, ha detto, cercano “sia di avere un legame atlantico con l’Europa sia, allo stesso tempo, di fare gli interessi delle proprie compagnie energetiche: e lo fanno spudoratamente, usando metodi completamente sleali dal punto di vista della concorrenza”. Gli Stati Uniti, giocando in punta di metafora, vogliono avere l’Europa sobria ma la gasiera vuota.

“Io credo che le opzioni fornite dalla nuova legislazione Usa contro le esportazioni provenienti dalla Russia siano certamente un’azione preparatoria a una guerra del gas”, dice all’ANSA Alexei Grivach, vice direttore del Centro di Sicurezza Energetica Nazionale. “Questo non è un confronto tra gli Stati Uniti e l’Ue contro Mosca bensì un atto ostile di Washington contro la Russia e contro l’Europa. Gli Usa hanno infatti chiarito che sono pronti ad agire senza tener conto degli interessi dei partner europei, aumentando i ricavi delle esportazioni attraverso la concorrenza sleale sul mercato europeo, che significa perdite per le imprese, una riduzione della sicurezza energetica e in generale della competitività globale dell’Ue”. L’ultima versione della legge, sottolinea Grivach, è stata annacquata rispetto alla bozza iniziale anche grazie alla pressione di Bruxelles sugli americani - i ministeri degli Esteri di Germania e Austria hanno emesso a suo tempo una dichiarazione congiunta ‘di fuoco’ accusando gli Usa, sostanzialmente, di violazione della sovranità nazionale. Ma la legge lascia mani libere al presidente d’imporre sanzioni aggiuntive senza l’intervento del Congresso o del Senato. “Se Trump rincarerà la dose - conclude Grivach - allora non solo finiranno nel mirino Nord Stream 2 e TurkStream, ma anche un numero enorme di fornitori europei di energia, di tubi, attrezzature e servizi, un’ampia gamma d’istituzioni finanziarie… è davvero un problema per la sovranità dell’Ue in materia di sicurezza e politica energetica”.

Ora, detta così sembra che Bruxelles e Mosca sul gas vadano d’amore e d’accordo e che le nuove rotte di approvvigionamento dell’oro blu - per l’appunto il raddoppio del Nord Stream, che dovrà portare a regime, considerando anche le due linee già attive, 110 miliardi di metri cubi di gas annui direttamente in Germania, e il possibile prolungamento del TurkStream verso l’Europa meridionale - procedano spedite verso la realizzazione. Non è così. Entrambi i progetti sono sotto pressione. La rotta nord, oltre a rappresentare fumo negli occhi per gli Usa, è osteggiata con forza dall’Ucraina, che al momento ospita il gigantesco gasdotto Urengoy-Uzhgorod da oltre 140 miliardi di metri cubi (potenziali) annui. Le royalties di transito fruttano a Kiev 2 miliardi di dollari all’anno oltre che una leva politica non da poco nei confronti di Mosca. Che poi è il motivo per cui la Russia vuole bypassare l’Ucraina. In origine le ‘dealine’ era stata fissata per il 2018, anche in considerazione del fatto che i contratti di transito con l’Ucraina scadranno nel 2019. Ora Gazprom sembra disposta a inserire un più blando principio di gradualità. La decisione per l’Italia è ad ogni modo d’importanza strategica visto che il grosso del gas acquistato e consumato dal nostro Paese - attraverso i contratti Eni - avviene proprio alla fine del gasdotto ucraino, presso la stazione austriaca di Baumgarten.

“L’ostacolo principale ai negoziati energetici tra la Russia e l’Ue è lo scontro tra le loro percezioni sulla sicurezza energetica”, dice Krutikhin. “Mosca sostiene che la più grande minaccia per la sicurezza energetica europea sia l’affidabilità dell’Ucraina come paese di transito mentre Bruxelles ritiene che la costruzione di nuovi gasdotti russi che aggirino l’Ucraina non farà nulla per migliorare la sicurezza energetica dell’Ue. L’Ue, infatti, sottolinea che l’Ucraina non ha mai violato i propri obblighi di transito mentre la Russia ha chiuso i rubinetti in alcuni dei giorni più freddi nel 2006 e nel 2009 e poi ha tagliato notevolmente il volume delle esportazioni verso l’Europa alla fine del 2014, ogni volta per motivi politici: Bruxelles ritiene che la vera minaccia per la sicurezza energetica europea non sia l’Ucraina, ma piuttosto l’imprevedibilità delle autorità russe”.

Il tema è molto delicato e cruciale, appunto, per un continente, l’Europa, sempre più dipendente dal gas. Eppure la verità, come spesso accade quando si tratta d’intrighi internazionali, non è detto sia unica e incontrovertibile. “Non siamo stati noi a tagliare volontariamente le forniture”, assicura l’ex dirigente della Gazprom. “Sono stati gli ucraini a bloccare il transito del gas a valle e noi non abbiamo potuto fare altro che fermare le stazioni di pompaggio nel nostro territorio: noi abbiamo perso un sacco di quattrini perché abbiamo dovuto pagare penali salatissime per non aver rispettato i contratti”. La fissazione di Mosca con le rotte alternative all’Ucraina nasce insomma ben prima dell’Euromaidan. E per ragioni non solo politiche. “Il gasdotto Urengoy-Uzhgorod - continua la fonte - è in pessime condizioni e la reale capacità di trasporto si sta riducendo: questa è colpa di Kiev che per anni non ha investito nella manutenzione dell’infrastruttura”. Morale. Per riportare il gasdotto alle condizioni ottimali servirebbero “più soldi” di quanto costa oggi una nuova condotta. Ecco perché Gazprom - e il Cremlino - spingono tanto per il Nord Stream 2 e per il TurkStream: meno condizionamenti e più efficienza.

 

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